Si è conclusa lo scorso 4 giugno la terza fase del progetto "Una
scuola per amare", che il nostro liceo ha sperimentato in prima nazionale.
Questa volta è stato centrale l'aspetto ludico del progetto: lo "Psicologo
della strada", il dott. Stefano Pieri, accompagnato dal gruppo musicale
degli Psycho, ha cantato 3 canzoni da lui stesso scritte riguardanti i temi
fondamentali dell'esperienza - la separazione, il cambiamento, la crescita -,
mentre l'insegnante di pittura Maria Antonietta Tilloca realizzava un dipinto
in tema che poi una studentessa ha donato al Preside a mò di simbolo
per la diffusione del progetto nelle altre classi (quest'anno sono state soltanto
due le classi coinvolte); sono stati presenti diversi ospiti e alcune autorità
comunali e provinciali, dall'Assessore Negri al Vice Prefetto dott. Grillo.
Da tutti gli interventi che hanno introdotto e concluso l'incontro (quelli del
Preside Barbabella, del dott. Pieri e di Maria Antonietta Tilloca all'inizio,
e quelli dell'Assessore Negri e del dott. Grillo alla fine) è emersa
soddisfazione per i risultati estremamente positivi che sono stati ottenuti:
i questionari somministrati ai ragazzi hanno permesso di rilevare che da parte
loro c'è stato un grande apprezzamento del progetto, anche se si è
notata una certa difficoltà nel conciliare l'aspetto affettivo messo
in luce dal progetto con l'ambito strettamente scolastico, ed è su questo
punto che si concentrerà la nostra attenzione in futuro, incoraggiati
anche dalla partecipazione degli insegnanti, coscienti di dover cercare modalità
e strumenti che consentano di risolvere questa contraddizione. Su tale riconoscimento
da parte dei docenti si potrà basare la ristrutturazione del loro rapporto
con gli studenti, condizione importante perché ognuno possa sentirsi
libero e vedere il professore non più come un antagonista ma come un
interlocutore utile a riaccendere continuamente la possibilità di comunicare
con la figura adulta. Si tratta di un aspetto fondamentale della crescita per
assumere le proprie responsabilità: quella possibilità infatti,
durante l'età adolescenziale, purtroppo di frequente non c'è nel
rapporto con gli adulti più importanti, i genitori. Da essi si tende
perciò a fuggire, senza però liberarsi realmente: una finta fuga,
una finta libertà, che porta i figli, e anche i genitori, a fare scelte
a volte anche estreme e distruttrici, come ci ricordano gli episodi di cronaca
degli ultimi mesi esprimenti il decadimento della dimensione ancestrale della
famiglia. Va detto perciò che la sfida riguarda anche la famiglia, che,
per ritornare ad esistere con tutti i suoi contenuti in una forma nuova e ridefinita,
non può più trascurare il cammino che ogni individuo deve fare
per arrivare a sentirsi libero e davvero "individualizzato". Da qui
la possibilità di riconoscere le affinità elettive che rendono
capaci di incontrare un partner e di riconoscersi attraverso scelte successive
padre o madre, ritrovandosi semmai in un nucleo familiare nel quale nessuno
dei componenti possa mai perdere di vista la sua identità, il suo ruolo,
il diritto di scegliere di sentirsi sempre e comunque libero, libero di esistere
anche da solo, ma con la certezza di aver conquistato la capacità di
amare se stesso e gli altri.