Una scuola per amare-Un bilancio

di Francesco Luciano

Si è conclusa lo scorso 4 giugno la terza fase del progetto "Una scuola per amare", che il nostro liceo ha sperimentato in prima nazionale. Questa volta è stato centrale l'aspetto ludico del progetto: lo "Psicologo della strada", il dott. Stefano Pieri, accompagnato dal gruppo musicale degli Psycho, ha cantato 3 canzoni da lui stesso scritte riguardanti i temi fondamentali dell'esperienza - la separazione, il cambiamento, la crescita -, mentre l'insegnante di pittura Maria Antonietta Tilloca realizzava un dipinto in tema che poi una studentessa ha donato al Preside a mò di simbolo per la diffusione del progetto nelle altre classi (quest'anno sono state soltanto due le classi coinvolte); sono stati presenti diversi ospiti e alcune autorità comunali e provinciali, dall'Assessore Negri al Vice Prefetto dott. Grillo. Da tutti gli interventi che hanno introdotto e concluso l'incontro (quelli del Preside Barbabella, del dott. Pieri e di Maria Antonietta Tilloca all'inizio, e quelli dell'Assessore Negri e del dott. Grillo alla fine) è emersa soddisfazione per i risultati estremamente positivi che sono stati ottenuti: i questionari somministrati ai ragazzi hanno permesso di rilevare che da parte loro c'è stato un grande apprezzamento del progetto, anche se si è notata una certa difficoltà nel conciliare l'aspetto affettivo messo in luce dal progetto con l'ambito strettamente scolastico, ed è su questo punto che si concentrerà la nostra attenzione in futuro, incoraggiati anche dalla partecipazione degli insegnanti, coscienti di dover cercare modalità e strumenti che consentano di risolvere questa contraddizione. Su tale riconoscimento da parte dei docenti si potrà basare la ristrutturazione del loro rapporto con gli studenti, condizione importante perché ognuno possa sentirsi libero e vedere il professore non più come un antagonista ma come un interlocutore utile a riaccendere continuamente la possibilità di comunicare con la figura adulta. Si tratta di un aspetto fondamentale della crescita per assumere le proprie responsabilità: quella possibilità infatti, durante l'età adolescenziale, purtroppo di frequente non c'è nel rapporto con gli adulti più importanti, i genitori. Da essi si tende perciò a fuggire, senza però liberarsi realmente: una finta fuga, una finta libertà, che porta i figli, e anche i genitori, a fare scelte a volte anche estreme e distruttrici, come ci ricordano gli episodi di cronaca degli ultimi mesi esprimenti il decadimento della dimensione ancestrale della famiglia. Va detto perciò che la sfida riguarda anche la famiglia, che, per ritornare ad esistere con tutti i suoi contenuti in una forma nuova e ridefinita, non può più trascurare il cammino che ogni individuo deve fare per arrivare a sentirsi libero e davvero "individualizzato". Da qui la possibilità di riconoscere le affinità elettive che rendono capaci di incontrare un partner e di riconoscersi attraverso scelte successive padre o madre, ritrovandosi semmai in un nucleo familiare nel quale nessuno dei componenti possa mai perdere di vista la sua identità, il suo ruolo, il diritto di scegliere di sentirsi sempre e comunque libero, libero di esistere anche da solo, ma con la certezza di aver conquistato la capacità di amare se stesso e gli altri.