L’archivio è un edificio che si trova in ogni capoluogo di provincia,
contiene com-plessi di documenti di privati e di enti pubblici ed è utilizzato
da chi “vuole fa-re storia”.
Gli archivi di stato nascono dopo l’unità d’Italia e sono
distribuiti in modo capil-lare per tutta la penisola.
Quello di Orvieto,situato attualmente nel Palazzo Faina in Piazza Duomo è
una sezione distaccata dell’Archivio diStato di Terni. Fu istituito come
Sottosezio-ne alle dipendenze dell'Archivio di Stato di Perugia nel 1951 e divenne
Sezione d’archivio di stato nel maggio 1965. Infine passò alle
dipendenze dell'Archivio di Stato di Terni. L’archivio d’Orvieto
nacque, principalmente, con l’obiettivo di conservare tutti quei documenti
provenienti dall’archivio storico comunale che dopo circa venti anni dalla
data del deposito dovevano essere tolti dall’archivio. Con il passare
del tempo si aggiunsero a questi anche documenti d’uffici, enti e privati.
Nell’archivio storico d’Orvieto i documenti più antichi sono
delle perga-mene comunali del 1088 ma sono presenti anche atti giudiziari del
1300 fino a 1800. D’epoca molto più recente ci sono invece interessanti
articoli di giornali dal 1914 fino alla metà del novecento. In quest’archivio
di Stato è anche possi-bile consultare una biblioteca che conserva enciclopedie,
testi di carattere sto-rico giuridico, collane, riviste e periodici.
Lo scopo della nostra attività in archivio è stato quello di
“diventare piccoli storici” attraverso l’analisi di documenti
riguardanti lo sport orvietano tra la fi-ne dell’ottocento e i primi anni
del ‘900.
Per effettuare il nostro lavoro è stato necessario dividerci in 5 gruppi,
ognuno dei quali si è dedicato all’evoluzione storica di una precisa
attività sportiva.
Un gruppo si è occupato del gioco della ruzzola; nonostante il numero
dei docu-menti non sia stato copioso, si è potuto comunque riscontrare
che era un’attività molto praticata al punto che venivano continuamente
richieste ulte-riori strutture per la sua pratica. Il segno evidente che era
un passatempo molto in voga , tanto da affermarsi come una vera disciplina sportiva,
sono i documenti consultati, per lo più lettere di privati cittadini
al sindaco inviate per sapere se ci fossero altre aree idonee, oltre al campo
della fiera, per giocare alla ruzzola. Una delle lettera che abbiamo visionato
è stata curiosamente in-teressante in quanto era di un cittadino che
chiedeva il risarcimento dei danni provocati dalla ruzzola nei suoi possedimenti.
A parte questo ” incidente”,si può concludere sottolineando
quale rilevanza avesse questo sport tra la comune gente che giocava con tutti
i mezzi disponibili;risulta, ad esempio che, in alcuni casi, siano state utilizzate
anche forme di formaggio.
Un secondo gruppo si è concentrato sul calcio ad Orvieto e dall’analisi
dei do-cumenti ha rilevato un notevole e diffuso interesse verso questo tipo
di sport, praticato con continuità nel tempo , anche negli anni di guerra.
Molte risultano, infatti, essere state le richieste del presidente dell’USO
(U-nione Sportiva Orvietana) riguardo la concessione, da parte del presidente
della FGC (Federazione Italiana Giuco Calcio), di impianti sportivi nell’area
Orvietana. Questi impianti vennero concessi anche grazie all’interessamento
del sindaco di Orvieto, il quale poi inviterà il presidente della FGC
all’inaugurazione dei nuovi campi di calcio.
Altri si sono occupati dell’educazione alla ginnastica ed hanno scoperto
che es-sa era oggetto di attenzione da parte dell’amministrazione comunale
; ciò si e-vince ,per esempio, da un documento che testimonia l’interessamento
dell’allora assessore allo sport per il trasferimento della palestra da
S. Chiara a S. Dome-nico, con una spesa che ammontava a circa 100£ destinate
al restauro degli at-trezzatura..
Nello stesso anno vennero introdotti nuovi attrezzi e vennero richiesti inse-gnanti
qualificati di ginnastica per le scuole secondarie nei periodi invernali.
L’unione sportiva orvietana, in collaborazione con il comitato regionale
della F.I.D.A.L. successivamente, ha indetto diverse gare di propaganda quali
per e-sempio quella della gioventù e la prima gara popolare aperte a
tutti, soci e non, purché residenti a Orvieto.
Rilevante importanza ha avuto la Corsa campestre per avanguardisti di Orvieto.
Il percorso fu il seguente: partenza da porta Romana, circuito esterno alla
cit-tà, con controlli al di fuori di porta Maggiore, a porta Cassia e
alla prima porta esterna di porta Rocca, traguardo in piazza Vittoria Emanuele.
Altri hanno seguito la storia del motociclismo orvietano;hanno scoperto che
es-so prende avvio con la prima sezione del reale moto club d’Italia,
avente lo sco-po di risvegliare l’attività sportiva e turistica
con gare di motociclismo d’ogni genere. Ufficialmente il club venne inaugurato
il 25/3/1933 di fronte al Duomo d’Orvieto, dove si riunirono i centauri
con i rispettivi residenti di Viterbo e Ac-quapendente.
Alcune delle gare più importanti furono: il Moto Alpino Orvietano, che
consiste-va nella partenza da Piazza Chaen con arrivo al Monte Peglia e ritorno
al punto di partenza, passando per Orvieto Scalo, Capretta, san Giorgio, Colonnetta.Il
percorso aveva una lunghezza di 50 Km per Sidecar e moto, mentre per le moto
leggere si arrivava fino alla Colonnetta con un totale di 40 Km; Per i piloti,
era consigliato l’uso del casco e,in caso di incidenti, la responsabilità
di ciò che ac-cadeva veniva discussa tra l’assicurazione e il pilota.
Una gara molto importante fu la Grande Gimkana, che si è svolta nel piazzale
interno delle scuole Principe Di Piemonte alle ore 15.00. A questa manifestazio-ne
partecipavano sia moto che auto che si cimentavano in dei giochi vari, le do-mande
di inscrizione venivano fatte al Bar Montanucci pagando 15 lire per le moto
e 23 lire per le auto.
I giochi consistevano in: il cancello, palla al cesto, campanello con coriandoli,
bi-lico, lavagna, tiro al Negus, tiro all’abbissino, la mela, rettangolo.
Infine vi era una gara di motocross tra pattuglie di avanguardisti che era orga-nizzata
dal comitato locale O.B. Il premio era, per i primi classificati di tre me-daglie
d’oro, per i secondi classificati tre medaglie di argento più grandi
e per i terzi, tre medaglie d’argento più piccole.
In molti casi le gare organizzate all’interno di un comune, venivano richieste
e deliberate da quest’ultimo.
Grazie al lavoro svolto da un quinto gruppo,infine, è stato possibile
risalire ai primissimi esordi del tiro a segno in Itali, ponendo particolare
attenzione alla città di Orvieto.
Il tiro a segno nasce il 2 Luglio 1882 da una legge che modificava quella già
esi-stente dal XVI sec. A partire da questa data il tiro a segno è stato
soggetto ad un aumento progressivo di inscritti e mezzi. Nel 1884 l’allora
sindaco di Orvieto Giuseppe Ravizza ricevette, da parte del Ministero della
guerra, la comunica-zione che era stato istituito l’emblema per le società
di tiro a segno nazionale del regno, le quali avevano l’obbligo di esporlo
senza operare cambiamenti, ed inoltre che sarebbero state tessute uniformi ufficiali
per gli iscritti , anch’esse obbligatorie.
Era stato fissato un numero minimo di partecipanti ed una tassa per quest’ultimi
di 3 lire annuali. In un primo momento Orvieto non riesce a supera-re la soglia
minima di partecipanti, solo il 24 Maggio 1884 con 174 iscritti, può
fondare una società di tiro a segno.
Il sindaco, dopo aver avvertito la popolazione sui possibili pericoli derivanti
dalle esercitazioni ,insedia il campo di addestramento in loc. Le Colonnacce.
Il giorno 6 Maggio 1885 vengono eletti il presidente della società, il
segretario e il direttore delle esercitazioni, viene insediato l’ufficio
responsabile e fatta ri-chiesta di armi e munizioni.
Da questo momento il tiro a segno avrà una rapida diffusione e ancora
nel 2004 i cittadini orvietani conservano gelosamente il patrimonio arrivato
a noi grazie a questi pionieri del tiro a segno.
Il nostro lavoro di ricerca ,conclusosi necessariamente nei termini stabiliti
, ci ha fatto scoprire molte cose riguardo la tradizione degli sport orvietani,
ma nel contempo ha lasciato tante curiosità insoddisfatte e la forte
consapevolezza di quanto ci sia ancora da sapere.