Nell’ambito del progetto “I giovani e la memoria”, noi alunni
della classe 3s1, nel mese di febbraio, ci siamo recati presso l’Archivio
di Stato della sezione di Orvieto, per realizzare attività di laboratorio
relativamente al tema “Igiene e sanità nel territorio orvietano
dall’Unità d’Italia fino ai primi anni del Novecento”.
L’attività si è svolta in due momenti, il primo giorno è
stato dedicato alla conoscenza dell’archivio sotto la guida della direttrice
che ci ha informato sulla funzione e ll’utilizzo dell’istituto;
è stato molto interessante apprende come sono nati gli archivi, qual
è il loro scopo, da chi sono controllati e cosa contengono, come sono
catalogati i documenti e come si consultano.
Gli archivi , complessi di documenti scritti appartenenti ad Enti pubblici od
a privati, sono stati istituiti in ogni capoluogo di provincia dal Ministero
degli Interni, con lo scopo di vigilare il patrimonio culturale del paese e,
successivamente, dal 1975, sono passati sotto la guirisdizione del Ministero
per i Beni culturali ed ambientali.
La città di Orvieto ,come anche Spoleto, Assisi, Foligno e Gubbio, pur
non costituendo capoluogo di provincia, possiede un archivio in quanto presenta
un grande patrimonio storico artistico e culturale.
La funzione degli archivi è di raccogliere, catalogare e conservare i
documenti, contenuti in stanze apposite dette depositi, al fine di essere utilizzati
liberamente, Ogni documento ha una precisa collocazione ed è collegato
con altri documenti dal vincolo archivistico, è identificato da una tipologia,una
categoria, un anno, una classe. L’archivio di Orvieto contiene documenti
che risalgono ad un periodo che va dal XII° secolo ai primi anni de XX°
;il più antico risale al 1088.
E’ stato interessante trovarsi in un mondo diverso da quello della scuola
e, tuttavia ,ad esso strettamente collegato, dove abbiamo potuto simulare il
lavoro dello storico .
Noi studenti, divisi in gruppi,tenendo presente il tema scelto che costituiva
il filo conduttore della nostra attività, abbiamo scelto e selezionato
i documenti che dai cataloghi sembravano più interessanti, relativamente
ai seguenti problemi: - servizi sanitari ed ostetrici, - vaccinazioni ed ospedali,
- malattie contagiose, - rapporto tra comune ed impianto ospedaliero, - inquinamento
delle acque, cimiteri e malattie degli animali, - malattie mentali e strutture
per la cura.
Abbiamo analizzato e selezionato lettere redatte dalla prefettura dell’Umbria,
dal prefetto di Terni, dal provveditorato della zona, dalle strutture ospedaliere,
dal sindaco di Orvieto e da medici; abbiamo visionato delibere, raccomandate,
istanze per i posti di lavoro, bandi, relazioni, avvisi e manifesti. La maggior
parte dei documenti è stata prodotta nel comprensorio orvietano, a Terni
ed a Perugia, ma non mancano testi scritti al di fuori dell’Umbria, come
uno risalente alla prima guerra mondiale che contiene le dimissioni di un medico
che era stato ferito in battaglia. Interessanti ci sono sembrati i manifesti
affissi ai muri che avvisavano i cittadini dei pericoli derivanti dalla vendita
di beni alimentari infetti e dall’uso delle acque nere e della malattie
degli animali, delle iniziative contro il contagio di peste, colera ,vaiolo
, tubercolosi e delle malattie animali; tra esse, ad esempio, citiamo quella
dell’invito a non lasciare libere per la città le bestie. A proposito
delle malattie infettive, quali quelle sopra menzionate, sono stati rinvenuti
molti documenti la gran parte dei quali contengono solleciti da parte delle
autorità responsabili a costruire locali di isolamento e strutture idonee
per la guarigione,inviti all’allontanamento dei rifiuti, la spedizione
di vaccini di origine animale, la depurazione delle acque e il sollecito all’invio
di liste con i nomi di malati, morti per malattie, medici operanti e tra essi
quelli vaccinati.Abbiamo trovato lettere che informavano il comune di Orvieto
dell’arrivo nella città di reclute militari potenzialmente infette,
in quanto passate da zone in cui le malattie si erano diffuse. La malattia contagiosa
che forse a quel tempo poteva essere la più temibile era la tubercolosi:
molte lettere dalla prefettura di Terni informavano il comune di come dovevano
essere organizzati gli impianti di assistenza e le norme per il corretto funzionamento
degli ambulatori. Degni di nota è l’invito fatto all’amministrazione
comunale di allora affinché Orvieto facesse parte del Consorzio antitubercolosi
per tutelare i malati. Il podestà rispondeva ai messaggi con richieste
di fondi per le nuove strutture anti-tubercolosi.
Dallo studio emerge che l’area orvietana, sebbene al centro di traffici
militari di reclute, è stata capace di far fronte ad una difficile situazione..
Diverse cause hanno fatto sì che la zona fosse colpita, durante i primi
anni del secolo, da malattie contagiose che potevano lasciare segni ben più
gravi, ma la città di Orvieto, aiutata adeguatamente dall’amministrazione
provinciale, con finanziamenti, approvazioni di misure preventive, costruzione
di strutture apposite e con una vigilanza sanitaria adeguata e precisa è
riuscita a far fronte alle difficoltà.
Argomento di particolare interesse è stato quello della situazione dei
malati di mente appena dopo l’unità d’Italia. Nelle vicinanze
di Orvieto non c’era una struttura apposita per ospitare i disabili psichiatrici,
così il comune si adoperava per trovare loro una sistemazione adeguata
qualora essi non avessero una famiglia o quest’ultima non fosse in grado
di tenerli con sé. La città a quel tempo con maggior possibilità
d’accoglienza era Pesaro, dove era sito un manicomio. Le persone ricoverate
erano seguite nelle cure ed ogni comune d’appartenenza riceveva molto
spesso dei resoconti sul loro stato di salute fisico e mentale. In caso di ritrovamento
di soggetti precedentemente dispersi, veniva revocata la richiesta delle ricerche,
e nel caso in cui fossero di identità sconosciuta, erano informati i
comuni più vicini al luogo di rinvenimento, tramite lettere allegate
a descrizioni fisiche. Per il trasporto dei malati dal luogo natio al manicomio,
c’era l’impegno economico da parte della prefettura dell’Umbria;
interessante un documento dal quale si evince come quest’ultima si sia
sottratta dall’incarico stabilendo per ogni comune di residenza dei disabili
una tassa di 32 centesimi per chilometro.
L’esperienza all’archivio è stata nuova poiché per
la prima volta si è lavorato con fonti storiche originali; inoltre ci
ha fatto rendere conto di come le informazioni sono giunte a noi e di quanto
sia difficile leggerle ma soprattutto interpretarle. Abbiamo una così
importante risorsa, dal punto di vista storico – culturale che forse andrebbe
sfruttata maggiormente, anche invitando di più gli studenti, e non solo,
a recarvisi per qualsiasi necessità. La ricerca è servita ancora
a far conoscere come è veramente il lavoro dello storico ed a come si
può consultare correttamente un archivio di stato, cosa che potremmo
ripetere più volte nella nostra vita in quanto la visita è completamente
gratuita e permessa a tutti i maggiorenni. Fare storia attraverso la metodologia
della ricerca, individuale od in gruppo, permette di trattare tematiche e di
ampliare orizzonti conoscitivi e culturali.
Nell’ambito del progetto “I giovani e la memoria”, noi alunni
della classe 3s1, nel mese di febbraio, ci siamo recati presso l’Archivio
di Stato della sezione di Orvieto, per realizzare attività di laboratorio
relativamente al tema “Igiene e sanità nel territorio orvietano
dall’Unità d’Italia fino ai primi anni del Novecento”.
L’attività si è svolta in due momenti, il primo giorno è
stato dedicato alla conoscenza dell’archivio sotto la guida della direttrice
che ci ha informato sulla funzione e ll’utilizzo dell’istituto;
è stato molto interessante apprende come sono nati gli archivi, qual
è il loro scopo, da chi sono controllati e cosa contengono, come sono
catalogati i documenti e come si consultano.
Gli archivi , complessi di documenti scritti appartenenti ad Enti pubblici od
a privati, sono stati istituiti in ogni capoluogo di provincia dal Ministero
degli Interni, con lo scopo di vigilare il patrimonio culturale del paese e,
successivamente, dal 1975, sono passati sotto la guirisdizione del Ministero
per i Beni culturali ed ambientali.
La città di Orvieto ,come anche Spoleto, Assisi, Foligno e Gubbio, pur
non costituendo capoluogo di provincia, possiede un archivio in quanto presenta
un grande patrimonio storico artistico e culturale.
La funzione degli archivi è di raccogliere, catalogare e conservare i
documenti, contenuti in stanze apposite dette depositi, al fine di essere utilizzati
liberamente, Ogni documento ha una precisa collocazione ed è collegato
con altri documenti dal vincolo archivistico, è identificato da una tipologia,una
categoria, un anno, una classe. L’archivio di Orvieto contiene documenti
che risalgono ad un periodo che va dal XII° secolo ai primi anni de XX°
;il più antico risale al 1088.
E’ stato interessante trovarsi in un mondo diverso da quello della scuola
e, tuttavia ,ad esso strettamente collegato, dove abbiamo potuto simulare il
lavoro dello storico .
Noi studenti, divisi in gruppi,tenendo presente il tema scelto che costituiva
il filo conduttore della nostra attività, abbiamo scelto e selezionato
i documenti che dai cataloghi sembravano più interessanti, relativamente
ai seguenti problemi: - servizi sanitari ed ostetrici, - vaccinazioni ed ospedali,
- malattie contagiose, - rapporto tra comune ed impianto ospedaliero, - inquinamento
delle acque, cimiteri e malattie degli animali, - malattie mentali e strutture
per la cura.
Abbiamo analizzato e selezionato lettere redatte dalla prefettura dell’Umbria,
dal prefetto di Terni, dal provveditorato della zona, dalle strutture ospedaliere,
dal sindaco di Orvieto e da medici; abbiamo visionato delibere, raccomandate,
istanze per i posti di lavoro, bandi, relazioni, avvisi e manifesti. La maggior
parte dei documenti è stata prodotta nel comprensorio orvietano, a Terni
ed a Perugia, ma non mancano testi scritti al di fuori dell’Umbria, come
uno risalente alla prima guerra mondiale che contiene le dimissioni di un medico
che era stato ferito in battaglia. Interessanti ci sono sembrati i manifesti
affissi ai muri che avvisavano i cittadini dei pericoli derivanti dalla vendita
di beni alimentari infetti e dall’uso delle acque nere e della malattie
degli animali, delle iniziative contro il contagio di peste, colera ,vaiolo
, tubercolosi e delle malattie animali; tra esse, ad esempio, citiamo quella
dell’invito a non lasciare libere per la città le bestie. A proposito
delle malattie infettive, quali quelle sopra menzionate, sono stati rinvenuti
molti documenti la gran parte dei quali contengono solleciti da parte delle
autorità responsabili a costruire locali di isolamento e strutture idonee
per la guarigione,inviti all’allontanamento dei rifiuti, la spedizione
di vaccini di origine animale, la depurazione delle acque e il sollecito all’invio
di liste con i nomi di malati, morti per malattie, medici operanti e tra essi
quelli vaccinati.Abbiamo trovato lettere che informavano il comune di Orvieto
dell’arrivo nella città di reclute militari potenzialmente infette,
in quanto passate da zone in cui le malattie si erano diffuse. La malattia contagiosa
che forse a quel tempo poteva essere la più temibile era la tubercolosi:
molte lettere dalla prefettura di Terni informavano il comune di come dovevano
essere organizzati gli impianti di assistenza e le norme per il corretto funzionamento
degli ambulatori. Degni di nota è l’invito fatto all’amministrazione
comunale di allora affinché Orvieto facesse parte del Consorzio antitubercolosi
per tutelare i malati. Il podestà rispondeva ai messaggi con richieste
di fondi per le nuove strutture anti-tubercolosi.
Dallo studio emerge che l’area orvietana, sebbene al centro di traffici
militari di reclute, è stata capace di far fronte ad una difficile situazione..
Diverse cause hanno fatto sì che la zona fosse colpita, durante i primi
anni del secolo, da malattie contagiose che potevano lasciare segni ben più
gravi, ma la città di Orvieto, aiutata adeguatamente dall’amministrazione
provinciale, con finanziamenti, approvazioni di misure preventive, costruzione
di strutture apposite e con una vigilanza sanitaria adeguata e precisa è
riuscita a far fronte alle difficoltà.
Argomento di particolare interesse è stato quello della situazione dei
malati di mente appena dopo l’unità d’Italia. Nelle vicinanze
di Orvieto non c’era una struttura apposita per ospitare i disabili psichiatrici,
così il comune si adoperava per trovare loro una sistemazione adeguata
qualora essi non avessero una famiglia o quest’ultima non fosse in grado
di tenerli con sé. La città a quel tempo con maggior possibilità
d’accoglienza era Pesaro, dove era sito un manicomio. Le persone ricoverate
erano seguite nelle cure ed ogni comune d’appartenenza riceveva molto
spesso dei resoconti sul loro stato di salute fisico e mentale. In caso di ritrovamento
di soggetti precedentemente dispersi, veniva revocata la richiesta delle ricerche,
e nel caso in cui fossero di identità sconosciuta, erano informati i
comuni più vicini al luogo di rinvenimento, tramite lettere allegate
a descrizioni fisiche. Per il trasporto dei malati dal luogo natio al manicomio,
c’era l’impegno economico da parte della prefettura dell’Umbria;
interessante un documento dal quale si evince come quest’ultima si sia
sottratta dall’incarico stabilendo per ogni comune di residenza dei disabili
una tassa di 32 centesimi per chilometro.
L’esperienza all’archivio è stata nuova poiché per
la prima volta si è lavorato con fonti storiche originali; inoltre ci
ha fatto rendere conto di come le informazioni sono giunte a noi e di quanto
sia difficile leggerle ma soprattutto interpretarle. Abbiamo una così
importante risorsa, dal punto di vista storico – culturale che forse andrebbe
sfruttata maggiormente, anche invitando di più gli studenti, e non solo,
a recarvisi per qualsiasi necessità. La ricerca è servita ancora
a far conoscere come è veramente il lavoro dello storico ed a come si
può consultare correttamente un archivio di stato, cosa che potremmo
ripetere più volte nella nostra vita in quanto la visita è completamente
gratuita e permessa a tutti i maggiorenni. Fare storia attraverso la metodologia
della ricerca, individuale od in gruppo, permette di trattare tematiche e di
ampliare orizzonti conoscitivi e culturali.