I giovani e la memoria:
laboratorio presso l’archivio di stato sezione di Orvieto della classe 3S1 A. S. 03/'04


Facciata dell'Archivio di Stato di Orvieto

IGIENE E SANITA' AD ORVIETO DAL 1860 AL 1900

Nell’ambito del progetto “I giovani e la memoria”, noi alunni della classe 3s1, nel mese di febbraio, ci siamo recati presso l’Archivio di Stato della sezione di Orvieto, per realizzare attività di laboratorio relativamente al tema “Igiene e sanità nel territorio orvietano dall’Unità d’Italia fino ai primi anni del Novecento”.
L’attività si è svolta in due momenti, il primo giorno è stato dedicato alla conoscenza dell’archivio sotto la guida della direttrice che ci ha informato sulla funzione e ll’utilizzo dell’istituto; è stato molto interessante apprende come sono nati gli archivi, qual è il loro scopo, da chi sono controllati e cosa contengono, come sono catalogati i documenti e come si consultano.
Gli archivi , complessi di documenti scritti appartenenti ad Enti pubblici od a privati, sono stati istituiti in ogni capoluogo di provincia dal Ministero degli Interni, con lo scopo di vigilare il patrimonio culturale del paese e, successivamente, dal 1975, sono passati sotto la guirisdizione del Ministero per i Beni culturali ed ambientali.
La città di Orvieto ,come anche Spoleto, Assisi, Foligno e Gubbio, pur non costituendo capoluogo di provincia, possiede un archivio in quanto presenta un grande patrimonio storico artistico e culturale.
La funzione degli archivi è di raccogliere, catalogare e conservare i documenti, contenuti in stanze apposite dette depositi, al fine di essere utilizzati liberamente, Ogni documento ha una precisa collocazione ed è collegato con altri documenti dal vincolo archivistico, è identificato da una tipologia,una categoria, un anno, una classe. L’archivio di Orvieto contiene documenti che risalgono ad un periodo che va dal XII° secolo ai primi anni de XX° ;il più antico risale al 1088.
E’ stato interessante trovarsi in un mondo diverso da quello della scuola e, tuttavia ,ad esso strettamente collegato, dove abbiamo potuto simulare il lavoro dello storico .
Noi studenti, divisi in gruppi,tenendo presente il tema scelto che costituiva il filo conduttore della nostra attività, abbiamo scelto e selezionato i documenti che dai cataloghi sembravano più interessanti, relativamente ai seguenti problemi: - servizi sanitari ed ostetrici, - vaccinazioni ed ospedali, - malattie contagiose, - rapporto tra comune ed impianto ospedaliero, - inquinamento delle acque, cimiteri e malattie degli animali, - malattie mentali e strutture per la cura.
Abbiamo analizzato e selezionato lettere redatte dalla prefettura dell’Umbria, dal prefetto di Terni, dal provveditorato della zona, dalle strutture ospedaliere, dal sindaco di Orvieto e da medici; abbiamo visionato delibere, raccomandate, istanze per i posti di lavoro, bandi, relazioni, avvisi e manifesti. La maggior parte dei documenti è stata prodotta nel comprensorio orvietano, a Terni ed a Perugia, ma non mancano testi scritti al di fuori dell’Umbria, come uno risalente alla prima guerra mondiale che contiene le dimissioni di un medico che era stato ferito in battaglia. Interessanti ci sono sembrati i manifesti affissi ai muri che avvisavano i cittadini dei pericoli derivanti dalla vendita di beni alimentari infetti e dall’uso delle acque nere e della malattie degli animali, delle iniziative contro il contagio di peste, colera ,vaiolo , tubercolosi e delle malattie animali; tra esse, ad esempio, citiamo quella dell’invito a non lasciare libere per la città le bestie. A proposito delle malattie infettive, quali quelle sopra menzionate, sono stati rinvenuti molti documenti la gran parte dei quali contengono solleciti da parte delle autorità responsabili a costruire locali di isolamento e strutture idonee per la guarigione,inviti all’allontanamento dei rifiuti, la spedizione di vaccini di origine animale, la depurazione delle acque e il sollecito all’invio di liste con i nomi di malati, morti per malattie, medici operanti e tra essi quelli vaccinati.Abbiamo trovato lettere che informavano il comune di Orvieto dell’arrivo nella città di reclute militari potenzialmente infette, in quanto passate da zone in cui le malattie si erano diffuse. La malattia contagiosa che forse a quel tempo poteva essere la più temibile era la tubercolosi: molte lettere dalla prefettura di Terni informavano il comune di come dovevano essere organizzati gli impianti di assistenza e le norme per il corretto funzionamento degli ambulatori. Degni di nota è l’invito fatto all’amministrazione comunale di allora affinché Orvieto facesse parte del Consorzio antitubercolosi per tutelare i malati. Il podestà rispondeva ai messaggi con richieste di fondi per le nuove strutture anti-tubercolosi.
Dallo studio emerge che l’area orvietana, sebbene al centro di traffici militari di reclute, è stata capace di far fronte ad una difficile situazione.. Diverse cause hanno fatto sì che la zona fosse colpita, durante i primi anni del secolo, da malattie contagiose che potevano lasciare segni ben più gravi, ma la città di Orvieto, aiutata adeguatamente dall’amministrazione provinciale, con finanziamenti, approvazioni di misure preventive, costruzione di strutture apposite e con una vigilanza sanitaria adeguata e precisa è riuscita a far fronte alle difficoltà.
Argomento di particolare interesse è stato quello della situazione dei malati di mente appena dopo l’unità d’Italia. Nelle vicinanze di Orvieto non c’era una struttura apposita per ospitare i disabili psichiatrici, così il comune si adoperava per trovare loro una sistemazione adeguata qualora essi non avessero una famiglia o quest’ultima non fosse in grado di tenerli con sé. La città a quel tempo con maggior possibilità d’accoglienza era Pesaro, dove era sito un manicomio. Le persone ricoverate erano seguite nelle cure ed ogni comune d’appartenenza riceveva molto spesso dei resoconti sul loro stato di salute fisico e mentale. In caso di ritrovamento di soggetti precedentemente dispersi, veniva revocata la richiesta delle ricerche, e nel caso in cui fossero di identità sconosciuta, erano informati i comuni più vicini al luogo di rinvenimento, tramite lettere allegate a descrizioni fisiche. Per il trasporto dei malati dal luogo natio al manicomio, c’era l’impegno economico da parte della prefettura dell’Umbria; interessante un documento dal quale si evince come quest’ultima si sia sottratta dall’incarico stabilendo per ogni comune di residenza dei disabili una tassa di 32 centesimi per chilometro.
L’esperienza all’archivio è stata nuova poiché per la prima volta si è lavorato con fonti storiche originali; inoltre ci ha fatto rendere conto di come le informazioni sono giunte a noi e di quanto sia difficile leggerle ma soprattutto interpretarle. Abbiamo una così importante risorsa, dal punto di vista storico – culturale che forse andrebbe sfruttata maggiormente, anche invitando di più gli studenti, e non solo, a recarvisi per qualsiasi necessità. La ricerca è servita ancora a far conoscere come è veramente il lavoro dello storico ed a come si può consultare correttamente un archivio di stato, cosa che potremmo ripetere più volte nella nostra vita in quanto la visita è completamente gratuita e permessa a tutti i maggiorenni. Fare storia attraverso la metodologia della ricerca, individuale od in gruppo, permette di trattare tematiche e di ampliare orizzonti conoscitivi e culturali.
Nell’ambito del progetto “I giovani e la memoria”, noi alunni della classe 3s1, nel mese di febbraio, ci siamo recati presso l’Archivio di Stato della sezione di Orvieto, per realizzare attività di laboratorio relativamente al tema “Igiene e sanità nel territorio orvietano dall’Unità d’Italia fino ai primi anni del Novecento”.
L’attività si è svolta in due momenti, il primo giorno è stato dedicato alla conoscenza dell’archivio sotto la guida della direttrice che ci ha informato sulla funzione e ll’utilizzo dell’istituto; è stato molto interessante apprende come sono nati gli archivi, qual è il loro scopo, da chi sono controllati e cosa contengono, come sono catalogati i documenti e come si consultano.
Gli archivi , complessi di documenti scritti appartenenti ad Enti pubblici od a privati, sono stati istituiti in ogni capoluogo di provincia dal Ministero degli Interni, con lo scopo di vigilare il patrimonio culturale del paese e, successivamente, dal 1975, sono passati sotto la guirisdizione del Ministero per i Beni culturali ed ambientali.
La città di Orvieto ,come anche Spoleto, Assisi, Foligno e Gubbio, pur non costituendo capoluogo di provincia, possiede un archivio in quanto presenta un grande patrimonio storico artistico e culturale.
La funzione degli archivi è di raccogliere, catalogare e conservare i documenti, contenuti in stanze apposite dette depositi, al fine di essere utilizzati liberamente, Ogni documento ha una precisa collocazione ed è collegato con altri documenti dal vincolo archivistico, è identificato da una tipologia,una categoria, un anno, una classe. L’archivio di Orvieto contiene documenti che risalgono ad un periodo che va dal XII° secolo ai primi anni de XX° ;il più antico risale al 1088.
E’ stato interessante trovarsi in un mondo diverso da quello della scuola e, tuttavia ,ad esso strettamente collegato, dove abbiamo potuto simulare il lavoro dello storico .
Noi studenti, divisi in gruppi,tenendo presente il tema scelto che costituiva il filo conduttore della nostra attività, abbiamo scelto e selezionato i documenti che dai cataloghi sembravano più interessanti, relativamente ai seguenti problemi: - servizi sanitari ed ostetrici, - vaccinazioni ed ospedali, - malattie contagiose, - rapporto tra comune ed impianto ospedaliero, - inquinamento delle acque, cimiteri e malattie degli animali, - malattie mentali e strutture per la cura.
Abbiamo analizzato e selezionato lettere redatte dalla prefettura dell’Umbria, dal prefetto di Terni, dal provveditorato della zona, dalle strutture ospedaliere, dal sindaco di Orvieto e da medici; abbiamo visionato delibere, raccomandate, istanze per i posti di lavoro, bandi, relazioni, avvisi e manifesti. La maggior parte dei documenti è stata prodotta nel comprensorio orvietano, a Terni ed a Perugia, ma non mancano testi scritti al di fuori dell’Umbria, come uno risalente alla prima guerra mondiale che contiene le dimissioni di un medico che era stato ferito in battaglia. Interessanti ci sono sembrati i manifesti affissi ai muri che avvisavano i cittadini dei pericoli derivanti dalla vendita di beni alimentari infetti e dall’uso delle acque nere e della malattie degli animali, delle iniziative contro il contagio di peste, colera ,vaiolo , tubercolosi e delle malattie animali; tra esse, ad esempio, citiamo quella dell’invito a non lasciare libere per la città le bestie. A proposito delle malattie infettive, quali quelle sopra menzionate, sono stati rinvenuti molti documenti la gran parte dei quali contengono solleciti da parte delle autorità responsabili a costruire locali di isolamento e strutture idonee per la guarigione,inviti all’allontanamento dei rifiuti, la spedizione di vaccini di origine animale, la depurazione delle acque e il sollecito all’invio di liste con i nomi di malati, morti per malattie, medici operanti e tra essi quelli vaccinati.Abbiamo trovato lettere che informavano il comune di Orvieto dell’arrivo nella città di reclute militari potenzialmente infette, in quanto passate da zone in cui le malattie si erano diffuse. La malattia contagiosa che forse a quel tempo poteva essere la più temibile era la tubercolosi: molte lettere dalla prefettura di Terni informavano il comune di come dovevano essere organizzati gli impianti di assistenza e le norme per il corretto funzionamento degli ambulatori. Degni di nota è l’invito fatto all’amministrazione comunale di allora affinché Orvieto facesse parte del Consorzio antitubercolosi per tutelare i malati. Il podestà rispondeva ai messaggi con richieste di fondi per le nuove strutture anti-tubercolosi.
Dallo studio emerge che l’area orvietana, sebbene al centro di traffici militari di reclute, è stata capace di far fronte ad una difficile situazione.. Diverse cause hanno fatto sì che la zona fosse colpita, durante i primi anni del secolo, da malattie contagiose che potevano lasciare segni ben più gravi, ma la città di Orvieto, aiutata adeguatamente dall’amministrazione provinciale, con finanziamenti, approvazioni di misure preventive, costruzione di strutture apposite e con una vigilanza sanitaria adeguata e precisa è riuscita a far fronte alle difficoltà.
Argomento di particolare interesse è stato quello della situazione dei malati di mente appena dopo l’unità d’Italia. Nelle vicinanze di Orvieto non c’era una struttura apposita per ospitare i disabili psichiatrici, così il comune si adoperava per trovare loro una sistemazione adeguata qualora essi non avessero una famiglia o quest’ultima non fosse in grado di tenerli con sé. La città a quel tempo con maggior possibilità d’accoglienza era Pesaro, dove era sito un manicomio. Le persone ricoverate erano seguite nelle cure ed ogni comune d’appartenenza riceveva molto spesso dei resoconti sul loro stato di salute fisico e mentale. In caso di ritrovamento di soggetti precedentemente dispersi, veniva revocata la richiesta delle ricerche, e nel caso in cui fossero di identità sconosciuta, erano informati i comuni più vicini al luogo di rinvenimento, tramite lettere allegate a descrizioni fisiche. Per il trasporto dei malati dal luogo natio al manicomio, c’era l’impegno economico da parte della prefettura dell’Umbria; interessante un documento dal quale si evince come quest’ultima si sia sottratta dall’incarico stabilendo per ogni comune di residenza dei disabili una tassa di 32 centesimi per chilometro.
L’esperienza all’archivio è stata nuova poiché per la prima volta si è lavorato con fonti storiche originali; inoltre ci ha fatto rendere conto di come le informazioni sono giunte a noi e di quanto sia difficile leggerle ma soprattutto interpretarle. Abbiamo una così importante risorsa, dal punto di vista storico – culturale che forse andrebbe sfruttata maggiormente, anche invitando di più gli studenti, e non solo, a recarvisi per qualsiasi necessità. La ricerca è servita ancora a far conoscere come è veramente il lavoro dello storico ed a come si può consultare correttamente un archivio di stato, cosa che potremmo ripetere più volte nella nostra vita in quanto la visita è completamente gratuita e permessa a tutti i maggiorenni. Fare storia attraverso la metodologia della ricerca, individuale od in gruppo, permette di trattare tematiche e di ampliare orizzonti conoscitivi e culturali.

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