Il crescente numero dell'immigrazione di lavoratori extracomunitari, di profughi
dall'Albania e le tragiche vicende della Jugoslavia, hanno attirato l'attenzione
sul tema della società multiculturale. La realtà di questa società
è presente già da tempi assai lontani e presenta ampie dimensioni.
Ad esempio le minoranze etniche e linguistiche presenti nella nostra nazione
sono costitutive di una società multiculturale. Nella zone di confine
la forte presenza di un sistema di garanzie per le minoranze può rappresentare
un modello di convivenza esemplare anche per altri Paesi. Su larga scala si
riconducono al concetto di società multiculturale le particolarità
regionali e locali che caratterizzano il nostro ed altri paesi. E' appunto alla
base dell'ordinamento regionale previsto dalla nostra Costituzione, l'esistenza
di specifiche realtà territoriali, con culture e tradizioni proprie.
Riguardo alla società nazionale può essere considerata di cultura
e religione ebraica. L'affermazione della società multiculturale investe
in primo luogo la Scuola, chiamata ad istruire le leve scolastiche degli immigrati
e, allo stesso tempo, a formare cittadini dell'Europa e del mondo.
L'immigrazione dei lavoratori extracomunitari in Italia è giunta a un
punto di crisi. La proiezione della Penisola verso le coste Africane, la difficoltà
di controllare gli sbarchi hanno agevolato l'afflusso di emigranti.
La società italiana odierna si avvia a divenire, come altri Paesi della
Comunità Europea, multietnica e multirazziale.
Tali caratteristiche pongono ai governi nazionali la necessità di adottare
un approccio di tipo interculturale al problema, al fine di consentire alle
giovani generazioni ospitate un rapido e non violento processo di adattamento.
La scuola è individuata come il luogo privilegiato per valorizzare il
pluralismo culturale e linguistico, educando all'accettazione delle "culture
altre" e favorendo il processo di integrazione.
L'attenta considerazione che anche il nostro Paese, investito da forti flussi
migratori di lavoratori e dalle vaste problematiche ad essi collegati, debba
dotarsi di una politica culturale fondata su riflessioni, informazioni, analisi
di esperienze ha portato il Ministero della Pubblica Istruzione alla decisione
di organizzare il seminario nazionale sul tema "Migrazioni e società
multiculturale: il ruolo della scuola", svoltosi a Punta Ala nel dicembre
del 1991, promosso e sostenuto dall'allora Direttore Generale dell'Istruzione
Elementare, Antonio Augenti, con la collaborazione del Consigliere Luciano Amatucci,
che ha integrato così l'attività di coordinamento nel gruppo di
lavoro per l'integrazione degli alunni stranieri.
L'attenzione e le energie profuse dalla Direzione Generale dell'Istruzione Elementare
per dare attuazione all'introduzione dell'insegnamento delle lingue comunitarie
- come previsto dalla legge di Riforma - e l'ampia sperimentazione dell'insegnamento
della seconda lingua straniera nella scuola media dell'obbligo, promossa dalla
Direzione Generale dell'Istruzione Secondaria di 1° grado, s'inseriscono
a pieno titolo nell'articolazione delle iniziative volte a fondare l'intercultura
nella pratica didattica.
Nella relazione tematica del gruppo di lavoro per l'inserimento degli alunni
stranieri nella scuola dell'obbligo, il gruppo ha preso in considerazione la
presenza scolastica nei suoi aspetti problematici e nei riflessi organizzativi,
con particolare riferimento alla situazione dei figli dei lavoratori emigrati.
Tutto ciò ha ricondotto alla società multiculturale ed interculturale.
Questo percorso corrisponde all'iter di studio e di approfondimento che si è
compiuto a riguardo nel consiglio d'Europa. Ad esso va in merito un'esplorazione
sistematica di tutto il campo con l'emanazione di pertinenti "raccomandazioni"
e lo svolgimento di studi di rilievo.