I SENEGALESI IN ITALIA

Pap Khouma, un giovane senegalese che da parecchi anni si occupa dei problemi legati all'immigrazione conduce un 'intervista a dei senegalesi che vivono in Italia nel 1990.
Tra gli intervistati n° 19 hanno un'occupazione stabile, n° 6 sono disoccupati (attualmente), n° 8 sono venditori ambulanti, n° 4 sono studenti-lavoratori. Nella scelta del campione degli intervistati sono stati seguiti i seguenti criteri:
-non più di dieci anni in Italia,
-età compresa tra ventidue e trentacinque anni,
-sufficiente conoscenza dell'italiano.
Sono state escluse le situazioni gravissime come ad esempio: trovarsi nella situazione di clandestinità, in problemi di giustizia, in gravi problemi di salute. Sono stati, quindi, esclusi i casi limite.

La decisione di partire
È stato chiesto ad alcuni emigrati come e perché è nata la decisione di emigrare. Essi hanno risposto tutti allo stesso modo dicendo che sono partiti in età giovane, lasciando con rimpianto gli studi per tentare di migliorare sia la propria vita che quella della famiglia. Quest'ultima infatti si è dimostrata sempre d'accordo con la decisione dei figli pur essendo molto preoccupata. Molte persone ritenevano questi ragazzi fortunati ma loro sapevano che partendo avrebbero lasciato nel loro Paese d'origine una parte del cuore.
L'arrivo
Appena arrivati molti di loro avevano già un punto d'appoggio: parenti o amici da cui sono stati molto aiutati. Se c'è un loro "fratello" sulla strada non verrà mai abbandonato: la loro catena di solidarietà non si spezzerà mai.
L'osservanza religiosa
L'osservanza religiosa risulta ancora molto forte anche nel Paese in cui sono immigrati. Ogni singolo credente, però, applica le regole religiose alla propria condizione individuale. Ad esempio non riescono a pregare cinque volte al giorno agli orari stabiliti per problemi di lavoro, o continuare a praticare il Ramadan in un Paese dove le regole religiose sono meno rigide.
In giro per l'Italia e per il mondo
Molti immigrati, prima di stabilirsi in Italia, sono stati in altri Paesi Europei. Altri invece si sono trasferiti subito in una città e hanno visto poco. Comunque gli piacerebbe viaggiare e andare soprattutto in quei Paesi dove c'è una cultura simile alla loro. Gli Africani, infatti, sono un popolo socievole che ricerca nella "latinità" un po' di "africanità".
Frammenti di un giudizio sull'Italia e gli Italiani
Gli Africani, nonostante i problemi di integrazione, si trovano abbastanza bene. Si vogliono divertire in una società che è diversa dalla loro. Gli italiani gli risultano simpatici perché amano la vita.
Confronti diretti
Le differenze più grandi sono sulla religione e sul rapporto uomo\donna. C'è un forte contrasto tra la religione cattolica e musulmana, ma la maggior parte delle persone è riuscita a capire che tutti amano lo stesso Dio. In Italia la donna è molto più libera e gode di un forte potere decisionale. Anche le relazioni sono più libere, mentre in Senegal le donne non possono uscire con un uomo se non sono sposate.
Italiani razzisti?
Più che razzisti gli immigrati credono che gli Italiani siano ignoranti e che hanno comportamenti sbagliati. Si nota benissimo che gli Italiani hanno "paura" degli stranieri. Ci sono state numerose manifestazioni di intolleranza degli Italiani nei confronti degli stranieri, infatti quest'ultimi hanno difficoltà a trovare lavoro e si sentono a disagio nei locali. Molti di loro non si spiegano il perché vengono chiamati "ragazzi di colore".
La lingua
Molti stranieri hanno avuto difficoltà a imparare la lingua italiana, comunque hanno frequentato dei corsi e sono stati aiutati dagli amici e dagli Italiani stessi. Gli stranieri riconoscono la pazienza degli italiani con un immigrato che ha difficoltà a farsi capire. E' necessario per inserirsi in una società saper parlare bene la lingua del Paese in cui sono immigrati, una volta imparata uno straniero ha risolto metà dei suoi problemi.


Lavoro: testimonianze e opinioni
Non è sempre facile, per gli stranieri, trovare un lavoro che gli permetta di soddisfare le proprie esigenze e quelle della famiglia in Senegal. Tanti, quindi, non si possono accontentare di fare i venditori ambulanti, vogliono qualcosa di più concreto: un lavoro vero. Molti lavorano durante i festivi in modo da mantenersi gli studi ma sicuramente non è facile vivere con poco più di 206,58 euro.
I ritmi
I ritmi di lavoro risultano piuttosto estenuanti, anche perché gli immigrati non sono abituati ad una vita così frettolosa ed impegnativa. Molti di loro lavorano sette giorni alla settimana conducendo un tipo di vita massacrante. Oltre al problema dei tempi per pregare si aggiunge quello del cucinare.
Il lavoro
Il lavoro è sicuramente la ragione principale per cui si emigra da un Paese come il Senegal. Non è solo la situazione di povertà che spinge ad emigrare ma è anche la mancanza di prospettiva di cui soffrono i giovani. Insomma, si potrebbe "sopravvivere" benissimo in Senegal senza morire di fame infatti, la solidarietà diffusa riesce ad arginare tanti disagi che derivano dalla povertà.
Un elemento comune dei senegalesi è la scarsa importanza che danno al lavoro come mezzo di autopromozione sociale, o comunque come valorizzazione umana: non c'è in loro il peso al lavoro che noi occidentali diamo, con tutte le nevrosi connesse. A maggior parte di essi non verrebbe mai in mente di assumere un atteggiamento di compiacimento o di rivalsa verso gli altri solo perché ha un buon lavoro e non rinfaccerebbero mai a nessun parente di essere colui che mantiene il resto della famiglia.
Certamente esistono per i Senegalesi lavori più valutati degli altri o posizioni considerate di maggior prestigio sociale. In Italia tanti svolgono mansioni che si vergognerebbero di fare a casa perché considerate degradanti. Qui affermano che tutti i lavori sono uguali per due motivi: 1) non c'è una scelta ampia per l'immigrato 2) nessuno ha una famiglia alle spalle che lo aiuti a tirare avanti.
I Senegalesi spesso rischiano il posto di lavoro comunque riescono ad arginare questo stato di cose attraverso la solidarietà. Essa infatti fa parte dei valori della loro cultura e vivendo insieme riescono ad alleviare la solitudine e a far fronte ai problemi economici.
Ognuno di questi immigrati nasconde dentro di se il forte desiderio di ritornare in Patria e avviare un'attività economica oppure vivere di rendita. Questo sogno il più delle volte non si realizza, essi sono destinati a restare nella terra che li ha ospitati. Nessuno di loro accetterebbe mai di tornare da "sconfitto", cioè senza essere riuscito a trovare lavoro, a sistemarsi. Ognuno di loro ha una famiglia da mantenere.
Conclusione
Gli intervistati, pur difendendo la loro cultura, la loro educazione e l'amore per il loro paese, chiedono il diritto ad essere considerati come singole persone anziché come categoria, cioè appartenenti alle minoranze.