Sotto il nome di migrazione sono compresi sia l'emigrazione che l'immigrazione.
L'emigrazione si ha quando uno o più individui si trasferiscono dal proprio
territorio per recarsi in un altro (gli individui escono).
L'immigrazione è, viceversa, il fenomeno per cui individui di altri territori
si muovono verso il territorio che li riceve (gli individui entrano).
La migrazione, come aspetto sociologico, si occupa dei fenomeni che caratterizzano
i movimenti sia di emigrazione che di immigrazione.
Le fasi principali delle migrazioni volontarie internazionali si possono distinguere
in:
a) forze repulsive date da quei fenomeni di carattere naturale (terremoti, inondazioni,
ecc.);
b) fattori sociali che spingono un individuo ad allontanarsi dal proprio Paese;
c) forze attrattive che dirigono il flusso migratorio verso un determinato paese.
Fattori repulsivi di ordine sociale sono le differenze o i conflitti di razza,
di religione , di ideologia politica.
Fattori attrattivi sono: l'omogeneità e la tolleranza.
I demografi sono concordi nel riconoscere la preponderanza dei moventi economici
sulle migrazioni.
Le conseguenze delle migrazioni, oltre che di natura sociale e antropologica,
sono, in particolare, di carattere demografico ed economico.
L'Italia è stata uno dei paesi che maggiormente hanno contribuito alle
imponenti migrazioni internazionali che nella seconda metà del XIX secolo
e nei primi decenni del XX secolo hanno determinato l'epansione demografica
delle Americhe e dell'Australia.
A partire dal grande boom economico del dopoguerra il fenomeno si è prima
ridotto, poi arrestato, per andare infine nell'opposto andamento.
Negli anni Ottanta,infatti, con il paese attestato su una situazione di crescita
quasi zero, ha cominciato a farsi rilevante l'afflusso di manodopera povera,
dapprima di provenienza africana poi anche dai paesi dell'Europa orientale.
Le migrazioni interne che hanno così intensamente interessato l'Italia,
dopo il 1950sono determinate, come quelle internazionali, soprattutto da cause
economiche.
Il processo di migrazione interna può derivare da spostamento dalle zone
di economia agricola a quella industrializzata, dalla montagna alla pianura,
dalla campagna alla
città.
Il fenomeno migratorio interno italiano, mantenutosi irrilevante fino al 1950,
raggiunse poi,durante il periodo della "congiuntura" sfavorevole.
Tradizionalmente, le regioni di accettazione e quindi di immigrazione sono stateper
lungo periodo quelle dell'Italia settentrionale, mentre le zone di emigrazione
erano,in genere, quelle dell'Italia meridionale.
In seguito, non solo si sono drasticamente ridotte le dimensioni del fenomeno,
ma si sono anche modificate le sue direttrici.
Se la Lombardia mantiene, per quanto ridimensionata, una certa forza di attrazione
migratoria, Piemonte e Liguria l'Hanno persa.
La causa fondamentale dell'emigrazione si può identificare nella sovrappopolazione
, intesa come squilibrio esistente in un dato paese tra popolazione e risorse
disponibili.
Sul piano economico, perciò, le emigrazioni corrispondono ad uno spostamento
del fattore lavoro dal territorio in cui la sua possibilità di assorbimento
è scarsa o nulla, al territorio in cui è ampiamente consentita
dal ritmo dell'espansione economica.
Possono avvenire emigrazioni anche per ragioni razziali, politiche e religiose.
In questi casi le forze attrattive che dirigono il flusso migratorio verso un
determinato paese sono, generalmente,costituite dall'affinità di razza,
di opinione politica e di religione, con il paese (o regione) scelto come destinazione.
Le emigrazioni possono anche essere forzate, cioè imposte dalle pubbliche
autorità per cause di ordine pubblico o ancora per cause razziali, politiche
e religiose.
Una forma particolare di emigrazione forzata è stata la tratta degli
schiavi negri dall'Africa all'America, effettuata a partire dal secolo XVI,
al fine di sostituire la manodopera indigena.
Le prime vere e proprie emigrazioni di massa ebbero inizio nel XIX secolo come
conseguenza della Rivoluzione Industriale avvenuta prima in Gran Bretagna e
in seguito negli altri Paesi d'Europa Occidentale e Settentrionale.
Dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi decenni del XX secolo i principali
flussi migratori si diressero dall'Europa Meridionale ( tra cui l'Italia) e
Centro-orientale, verso il Nord e Sud America ( circa 30 milioni verso gli Stati
Uniti; circa 10 milioni verso l'Argentina e il Brasile).
L'emigrazione italiana ha raggiunto le punte più alte all'inizio del
XX secolo ( oltre 600mila unità annue, fino alla I Guerra Mondiale) rimanendo
su quote consistenti fino ai tempi più recenti oltre 5 milioni tra il
1946 e il 1964 prevalentemente verso i Paesi della Comunità Europea.