La scoperta dell'immigrazione
1.1 Le novità del censimento del 1981
A partire dal 1981 l'Italia aveva radicalmente mutato il suo ruolo: da paese
d'emigrazione diventa paese d'immigrazione. Ciò si era già verificato
dagli anni '60,quando il flusso emigratorio si era nettamente ridotto. Sull'esistenza
e sull'importanza di questa "emigrazione di ritorno" si era insistito
in quegli anni anche in ambienti governativi, la prima conferenza nazionale
del 1977 aveva infatti inteso dare enfasi particolare alle tematiche di rientro
e all'assistenza agli immigrati di ritorno.
La conclusione di ciò a portato lavoro per la popolazione italiana, che
ha registrato dal punto di vista demografico un incremento.
1981: popolazione italiana totale: 56.243.935 unità, superiore cioè
di 273.230 unità alla popolazione che si sarebbe dovuta registrare teoricamente
in assenza di movimenti migratori.
1961-1971/1971-1981: saldo negativo e pari a diverse centinaia di migliaia d'unità.
L'Italia dunque già da 10 anni prima sembrava essere diventata paese
d'immigrazione. Questa "scoperta" non teneva sufficientemente conto
d'alcuni dati significativi.
Già la differenza tra popolazione residente e popolazione presente nel
sud continuava a risultare a vantaggio della prima
àà264 mila contro 533 mila unità.
Nel nord si verificava la stessa cosa: la differenza tra popolazione presente
e popolazione residente passa da 141mila a 356mila unità.
Il saldo sociale netto,la misura effettiva dell'emigrazione, dal 1971 al 1981
è stato nel Mezzogiorno pari a 501mila unità;ciò vuol dire
che il saldo positivo di 210mila unità,per l'Italia nel suo complesso
è il risultato di una spinta all'emigrazione dalle regioni del sud e
una più che proporzionale capacità d'attrazione delle regioni
del nord.
Per motivi tecnici,attinenti al calcolo, è impossibile determinare esattamente
quanta parte del flusso in uscita dalle regioni meridionali sisia diretta verso
il nord e quanta verso l'estero.È inopportuno infine fare ricorso ad
altre fonti d'informazione in quantomeno attendibili e basate su criteri di
rilevazione diversi.
Consideriamo ad esempio il saldo migratorio annuale ricavabile dai dati su espatriati
e rimpatriati, pubblicati dall'ISTAT annualmente.
L'Italia registra quindi un flusso di rientri superiore a quello delle partenza
in tutte le regioni;ciò non significa un flusso di rientri superiore
a quello del passato poiché il maggior numero di rientri si è
registrato negli anni di massima emigrazione.
1.2 Immigrati e reimmigrati
Si può dire che né nel mercato del lavoro e nella struttura dell'occupazione, né nella società e nel sistema nazionale di Welfare, gli immigrati e gli emigrati di ritorno hanno collocazioni in alcun modo comparabili.
1.3Vecchi e nuovi paesi d'immigrazione
Il passaggio dell'Italia dalla condizione di Paese d'emigrazione in Paese d'immigrazione
sarebbe stato a testimoniare la non esistenza del fenomeno della disoccupazione
o per lo meno il suo carattere volontario.
L'inversione della tandenza dall'emigrazione verso l'immigrazione tra gli anni
'70 e '80 si andava realizzando in tutti i paesi dell'Europa mediterranea. Non
era solo l'Italia che si caraterizzava per una diversa collocazione nei nuovi
processi di internazionalizzazione del mercato del lavoro, ma anche la Grecia,
la Spagna ed il Portogallo.
Certamente l'Italia ha un saldo migratorio positivo, un'immigrazione cioè
superiore a quella di altri Paesi mediterranei, come ad esempio della Grecia.
Se si fa invece riferimento alla dimensione della popolazione dei due Paesi
(Italia- Grecia) l'incidenza dell'immigrazione risulta invece di entità
simile.
Per quanto riguarda la presenza straniera, Spagna, Grecia e Portogallo, ospitano
rispettivamente, secondo i dati raccolti da A.Venturini, 360.000, 192.000 e
95.000 persone.
La "scoperta" dell'immigrazione nel nostro paese avrebbe dovuto essere
accompagnata dalla scoperta di un fenomeno simile in tutta l'Europa mediterranea
ed avrebbe dovuto far riflettere anche sulla portata dei processi d'internazionalizzazione
del mercato del lavoro.
In uno studio di qualche anno fa, Calvanese ha messo in luce, come a partire
dagl'anni '70, i tradizionali Paesi importatori di manodopera abbiano messo
in atto politiche restrittive in materia d'immigrazione "il tempo della
politica" in materia d'emigrazione.
Al crescere ed al maturare del fenomeno, i diversi stati nazionali hanno cominciato
ad adottare politiche d'intervento articolate, basate sul sostanziale orientamento
restrittivo con un'attenzione maggiora per la situazione dei già residenti
piuttosto che per l'accoglimento di nuovi immigrati.
Infine ciò he è avvenuto in Germania, Svizzera e Francia, cioè
la cessazione di nuovi flussi in ingresso, sul piano economico e sociale e soprattutto
sul piano giuridico ed istituzionale, va tenuto in conto per comprendere non
solo l'ondata dei rientri verso il nostro Paese ma ancheil nuovo flusso d'immigrati
dal Terzo Mondo.