4.2.2. STORIA

Finalità

1. Ricostruire la complessità del fatto storico attraver so l'individuazione di interconnessioni, di rapporti tra par ticolare e generale, tra soggetti e contesti.
2. Acquisire la consapevolezza che le conoscenze storiche sono elaborate sulla base di fonti di natura diversa che lo storico vaglia, seleziona, ordina e interpreta secon do modelli e riferimenti ideologici.
3. Consolidare l'attitudine a problematizzare, a for mulare domande, a riferirsi a tempi e spazi diversi, a di latare il campo delle prospettive, a inserire in scala di acronica le conoscenze acquisite in altre aree disciplinari.
4. Riconoscere e valutare gli usi sociali e politici della storia e della memoria collettiva.
5. Scoprire la dimensione storica del presente.
6. Affinare la "sensibilità" alle differenze.
7. Acquisire consapevolezze che la fiducia di inter vento nel presente è connessa alla capacità di problemiz zare il passato.

Note

Le finalità del triennio riprendono e sviluppano le fi nalità del biennio. Esse descrivono due campi di interven to. Il primo riguarda la specificità del lavoro storico e lo statuto epistemologico della storia, e ad esso fanno riferi mento le finalità 14 sulla complessità del fatto storico, sul laboratorio delle fonti e dei concetti, sull'uso della memo ria storica. Il secondo riguarda i bisogni formativi degli studenti, che vengono individuati nella esigenza della realizzazione di sé e dell'apertura al mondo e agli altri: la storia aiuta ad apprezzare differenze, a orientarsi nel mondo. In ciò con siste la scoperta del presente come storia (finalità 5, 6 e 7). Le finalità nel loro insieme individuano, inoltre, uno specifico aspetto del triennio, che consiste nell'attitudine a porre domande, a costruire problemi, analizzarli, interpre tarli e valutarli.

Obiettivi di apprendimento

Lo studente alla fine del triennio dovrà dimostrare di essere in grado di:
1. utilizzare conoscenze e competenze acquisite nel corso degli studi per orientarsi nella molteplicità delle in formazioni e per leggere gli interventi;
2. adoperare concetti e termini storici in rapporto agli specifici contesti storicoculturali;
3. padroneggiare gli strumenti concettuali, approntati dalla storiografia, per individuare e descrivere persistenze e mutamenti, ad esempio: continuità, cesure, rivoluzione, restaurazione, restaurazione, decadenza, progresso, strut tura, congiuntura, ciclo, tendenza, evento, conflitto, trasformazioni, transizione, crisi;
4. usare modelli appropriati per inquadrare, com parare, periodizzare i diversi fenomeni storici locali, re gionali, continentali, planetari;
5. ripercorrere, nello svolgersi di processi e fatti es emplari, le interazioni tra i soggetti singoli e collettivi, ri conoscere gli interessi in campo, le determinazioni isti tuzionali, gli intrecci politici, sociali, culturali, religiosi, di genere e ambientali;
6. servirsi degli strumenti fondamentali del lavoro storico: cronologie, tavole sinottiche, atlanti storici e ge ografici, manuali, raccolte e riproduzioni di documenti, bibliografie e opere storiografiche;
7. conoscere l e problemat iche essenziali che riguardano la produzione, la raccolta, la conservazione e la selezione, l'interrogazione, l'interpretazione e la valu tazione delle fonti;
8. possedere gli elementi fondamentali che danno conto della complessità dell'epoca studiata, saperli inter pretare criticamente e collegare con le opportune determi nazioni fattuali.

Note

Gli obiettivi del triennio perseguono due scopi. Da una parte proseguono e rinforzano il lavoro avviato nel bien nio; dall'altra marcano il salto qualitativo che deve caratter izzare lo studio della storia nel triennio. Gli obiettivi descrivono campi operativi ristretti, che non esauriscono l'orizzonte individuato dalle finalità. In p a r t i c o l a re al primo gruppo di finalità (14) sulla comp lessità del fatto storico e sul laboratorio, corrispondono gli obiettivi 2, 3, 4, 6 e 7. Al secondo gruppo di finalità (5, 6 e 7), sui bisogni for mativi degli allievi corrispondono gli obiettivi 1, 2, 3, 4, 5. L'obiettivo 8 descrive il livello di conoscenze che l'allievo deve dimostrare di possedere. Questi obiettivi non sono proposti in ordine progressi vo di difficoltà, ma vanno perseguiti in modo differenziato, a seconda degli argomenti di studio. Ad esempio: gli obiettivi di laboratorio costituiscono lo scopo principale di un eventuale lavoro sulle fonti; un itinerario prevalentemente basato su materiale manualisti co si potrà pre s t a re al raggiungimento di obiettivi legati all'uso di concetti e modelli; nell'analisi di dati di attualità si potrà perseguire il raggiungimento di diversi obiettivi.

Contenuti

Terzo Anno: fino alla metà '600
1. L'Europa del bassomedioevo: poteri di diritto e poteri di fatto: il rapporto città campagna e l'organizzazione del territorio
1.1. Le istituzioni che organizzano il territorio: impero, monarchie, città, feudalità.
1.2. La chiesa: accentramento; teocrazia; potere temporale.
1.3. Le trasformazioni dell'impero, dei regni, degli am bienti urbani. I conflitti. Il fallimento della teocrazia.
2. L'avanzamento e l'arresto delle frontiere interne e esterne della Europa
2.1. Le spinte demografiche e produttive; la ricerca di nuove terre. Verso una nuova articolazione della società: ambiente urbano e rurale.
2.2. Contatti, guerre, scambi: mondo latino, mondo germanico, mondo slavo; i l Mediterraneo e l' Italia; Bisanzio; l'Islam; l'Asia mongolica.
2.3. Crisi del XIV secolo: flessione demografica, muta menti della produzione e dei mercati, tensioni economiche e contrasti sociali.
3. Dall'unitarietà del mondo medioevale alla molteplicità del mondo moderno
3.1. Il processo di differenziazione degli ambiti ecclesi astico e laico; il diritto canonico, il diritto romano, le con suetudini. Il ruolo del laico nel mondo. Nuove forme di re ligiosità. Ordini mendicanti. Movimenti ereticali.
3.2. Il processo di differenziazione culturale: la cultura cortese e urbana; le università. La distinzione progressiva fra Dio, uomo, natura. Dalla "rinascita" del XII secolo all'umanesimo, ai rinascimenti. Gli strumenti della comuni cazione culturale.
3.3. La crisi dell'universalismo politico: nuove dottrine politiche e concetto d'impero. dall'impero "universale" all'impero "dinastico". La crisi del centralismo ecclesiastico: le teorie conciliariste.
4. La formazione dell'Europa degli stati
4.1. Stati nazionali e stati regionali. La centralizzazione e il controllo del territorio: burocrazia, fisco, esercito e guerre.
4.2. L'impero asburgico. L'Europa orientale, la vicenda di Bisanzio e l'impero ottomano.
4.3. Guerre di egemonia. pace come aspirazione morale e paci come strumenti di nuovi equilibri.
5. Conquista di nuove terre, ridefinizione di identità, mutamento di equilibri in Europa
5.1. Popolazione e risorse. Relazione uomonaturatec nica.
5.2. Il controllo dell'oceano Indiano. L'Africa, le Indie, le Americhe. Esploratori, conquistatori, missionari, mercan ti. Imperi coloniali.
5.3. Differenze e riconoscimento dell'altro.
5.4. Nuove risorse e nuove gerarchie economiche e territoriali: Atlantico, Mediterraneo e mare del Nord.
6. I l tempo de lle trasformazioni: religione, cultura, mentalità
6.1. Le riforme religiose: protagonisti, sviluppi, guerre, differenziazioni, nuovi assetti.
6.2. L'autonomia della politica. Stati e chiese. Gli stru menti del controllo sociale.
6.3. Individualismo e razionalismo: rivoluzione scien tifica, nuove culture. La civiltà barocca.
Quarto Anno: metà '600 fine '800
1. Governati e governanti fra partecipazione e concen trazione del potere. Lotte politicosociali, dottrine politiche, configurazioni istituzionali. Quadro europeo e modelli regionali
1.1. Dai ceti di antico regime alle nuove classi emergenti. La doppia rivoluzione inglese e il parlamentarismo. I sussulti di metà seicento. Repubblica e autogoverno: il caso olandese. Poteri centralizzati e resistenze civili: il "laboratorio" francese.
1.2. Prodromi della teoria liberale: la rappresentanza politica e la divisione dei poteri. Nascita dell'opinione pubblica. La riorganizzazione amministrativa.
1.3. Statualità emergenti, periferie dell'Europa e nuovo equilibrio europeo.
2. La trasformazione sociale. Popolazione, economia, società e territorio fra "crisi generale" e "nuove frontiere"
2.1. Esplosione demografica, produzione agricola e nuovi rapporti sociali nelle campagne.
2.2. Dal lavoro agricolo all'organizzazione manifatturi era: approvvigionamenti, tecniche d'uso, macchine. Avvio della rivoluzione industriale.
2.3. Energie, risorse, ambiente.
3. Il problema della rivoluzione come paradigma del cambiamento. Dall'età barocca alla stagione delle riforme. Europa e America a confronto
3.1. Rivoluzione culturale: illuminismo, diffusione di nuovi modelli comportamentali. Razionalismo, individual ismo, utilitarismo, cosmopolitismo.
3.2. Critica della tradizione e progettualità delle ri forme. Dispotismo illuminato.
3.3. La scelta rivoluzionaria: Stati Uniti d'America e Francia.
3.4. La rivoluzione francese in Europa.
4. Nazione e popolo. Prospettive sociopolitiche e culturali nell'epoca del liberalismo classico. Borghesie alla prova
4.1. Cultura romantica, ideali socialisti ed umanitari, pensiero liberale, cattolicesimo e liberalismo. Mete e con quiste costituzionali.
4.2. Dalla rivoluzione francese ai risorgimenti nazionali.
4.3. Il quarantotto.
5. Processi di integrazione nazionale e costruzioni sovra nazionali
5.1. Questioni politiche e istituzionali nella formazione dello Stato unitario in Italia.
5.2. Il processo di unificazione tedesca: monarchia, es ercito, classi sociali e formazione del mercato nazionale.
5.3. Espansione della "frontiera" e guerra civile ameri cana.
5.4. L'articolarsi del quadro europeo e gli imperi pluri nazionali.
6. L'economia mondiale e la rottura dell'equilibrio europeo
6.1. La grande depressione: crisi agraria, migrazioni emigrazioni.
6.2. Protezionismo, militarismo e stato interventista. I caratteri della seconda rivoluzione industriale.
6.3. Internazionalismo socialista: la Comune.
6.4. Imperialismo e colonialismi. Dall'egemonia bis markiana alla crisi dell'equilibrio europeo.
Quinto Anno: Il novecento
1. Le forme della società di massa
1.1. L'andamento demografico.
1.2. Mobilità e questioni sociali: borghesie, classi op
eraie, gruppi marginali. Il movimento operaio e lo svilup
po dei sindacati. Il socialismo ed il pensiero sociale cattoli
co. La questione femminile.
1.3. L'organizzazione dei sistemi politici: parlamenti,
partiti e riforme elettorali. Comportamenti collettivi, for
mazione del consenso: scuola, opinione pubblica, legis
lazione sociale. I movimenti nazionalisti. La crisi di fine se
colo in Italia e i caratteri dell'età giolittiana.
1.4. La crisi del positivismo e la ridefinizione dei
paradigmi della scienza. Nuove tendenze culturali.
2. La dissoluzione dell'ordine europeo
2.1. I segni precursori dell'instabilità: competizioni in
terstatali e imperialismi, conflitti regionali, ideologie
nazionaliste.
2.2. La prima guerra mondiale.
2.3. Le due rivoluzioni russe e il comunismo di guerra. I movimenti di massa in Europa e il fallimento della rivoluzione in occidente. La crisi dello Stato liberale in Italia.
2.4. I trattati di pace e la nuova mappa geopolitica mondiale. I movimenti di liberazione nel Terzo mondo e il nodo del Medio Oriente. Le relazioni internazionali e la Società delle Nazioni.
2.5. La fabbrica del consenso: la radio, il cinema e i nuovi modelli della vita privata.
3 . Dalla guerra alla guerra. Strategie e t entativi di controllo della crisi
3.1. Scenari e attori internazionali della crisi. La fram mentazione del mercato mondiale.
3.2. L'emergenza totalitaria: lo stato fascista in Italia, l'ascesa del nazismo in Germania, la diffusione dei regimi autoritari in Asia e in America latina.
3.3. La sfida dell'Unione Sovietica e il socialismo in un paese solo; l'industrializzazione forzata e le basi sociali dello stalinismo; il partitoStato e il mosaico delle nazio nalità.
3.4. Crisi economica e risposte delle democrazie occi dentali: gli Stati Uniti e il New Deal, le politiche eco nomiche keynesiane in Francia, Gran Bretagna e nei paesi scandinavi.
3.5. L'insicurezza collettiva e l'erosione della pace: i fronti popolari e la guerra civile spagnola. L'espansionismo hitleriano, il riarmo e il fallimento delle diplomazie.
3.6. La seconda guerra mondiale come conflitto totale. Le conseguenze politiche ed economiche.
4. Il mondo bipolare
4.1. L'ordine delle superpotenze: la conferenza di Yalta e la divisione del pianeta in sfere d'influenza; gli accordi di Bretton Woods e il sistema economico internazionale; la nascita dell'ONU. La fine della "grande alleanza" e la guer ra fredda. Il potere atomico e l'equilibrio del terrore.
4.2. I due blocchi tra competizione e distensione: gli USA e la "nuova frontiera" kennedyana; il processo di unificazione europea; la destalinizzazione in URSS; le democrazie popolari dell'est.
4.3. L'Italia repubblicana: istituzioni, sviluppo economi co, lotta politica, squilibri sociali.
4.4. L'esplosione della periferia: inflazione demografica e decolonizzazione del Terzo Mondo; India e Cina, due rivoluzioni a confronto; la crisi del sudest asiatico; ques tione palestinese e conflitti araboisraeliani; l'emanci pazione dell'Africa; dipendenza economica e dittature mili tari in America latina.
4.5. La Chiesa cattolica e la "svolta" del Concilio vati cano II.
4.6. Il sessantotto.
5. Verso il nuovo ordine mondiale
5.1. Le trasformazioni dell'economia e la società post industriale. Lo squilibrio Nord/Sud e i limiti dello sviluppo. Movimenti demografici e migrazioni internazionali.
5.2. Il sociale ridefinito: soggettività emergenti, movimen ti collettivi e istituzioni diffuse; il microsistema della famiglia. Le patologie sociali. Il governo della società complessa.
5.3. Rivoluzione informatica e tecnologica; la diffu sione planetaria dei mass media, il confronto tra culture. Scienza e nuovi problemi.
5.4. La "rivoluzione" del 1989: crollo di sistemi, imperi alismi e localismi.
5.5. La geopolitica ridefinita: spinte nazionalistiche e identità nazionali. Comunità sovranazionali. Fondamental ismi, nuove emarginazioni. Uso delle risorse e redis tribuzione della ricchezza.

Indicazioni didattiche

1. Il pensiero storico, in quanto metodo e forma di sp iegazione euristica della realtà umana e sociale, è parte costitutiva e integrante del sapere e della cultura occiden tale. La nostra cultura è intimamente storica. In questo senso la storia può essere riconosciuta come una espres sione culturale diffusa e come un peculiare modello di in vestigazione della realtà. La pervasività stessa del pensiero storico consente la sua trasformazione in senso comune storico, su cui possono innestarsi usi sociali, politici ed ideologici, talvolta impropri, rispetto ai quali la scuola ha compiti di chiarificazione e di critica.
2. La storia è la disciplina che studia e indaga le dif ferenze e il mutamento, le strutture, le permanenze e le continuità; rapporta l'evento al contesto generale specifico; inserisce il caso particolare in una trama di relazioni, retag gi, opportunità; considera in un'ottica di complessità soggetti, azioni, comportamenti e valori. La storia dunque si realizza come operazione di selezione, contestualiz zazione, interpretazione e come disciplina fondata su un metodo rigoroso di indagine sui fatti, su una tecnica col laudata di ricerca delle relazioni, su una ermeneutica con trollabile ed esplicita. Infine procede alla spiegazione di eventi, processi e permanenze mediante proprie tecniche di discorso.
3. Finalità essenziale dell'insegnamento storico è quella di educare gli studenti alla consapevolezza del metodo storico, per ciò che attiene all'accertamento dei fatti, all'in vestigazione, all'utilizzo, all'interpretazione delle fonti, all'esposizione delle argomentazioni. Ciò avviene non su procedure astratte, ma in stretta relazione e interdipenden za con i contenuti. L'interazione metodo/contenuti costitu isce l'asse privilegiato della didattica storica. Nel pieno rispetto di tale interazione, l'insegnante sceglie percorsi di dattici, finalizzati all'acquisizione di obiettivi cognitivi e metodologici, programmaticamente individuati ed esplici tati, percorsi che utilizzano -- a misura degli studenti -- le procedure del metodo storico: formulazione delle do mande, definizione del "nodo problematico", sviluppo delle dinamiche interne e delle interrelazioni contestuali, accertamento delle eredità.
4. La storiografia offre la possibilità di puntualizzare mezzi di indagine e modelli di interpretazione, e consente il vaglio critico del patrimonio delle conoscenze acquisite e il loro utilizzo, la possibilità di confronti e di compara zioni. Essa consente altresì di individuare i punti di vista, i riferimenti ideologici, la strumentazione teorica e con cettuale.
5. La struttura dei contenuti proposti, composta da grandi contestualizzazioni e dalla loro articolazione, si in contra con le modalità di apprendimento proprie del gio vane che ha bisogno di "viaggiare" tra le grandi generaliz zazioni e l'esattezza del concreto. Essa segnala un metro per risolvere la prescrittività dei programmi di storia, stretti tra la complessità e l'ampiezza dei fatti da esaminare, la necessità della selezione e il rapporto non episodico con la riflessione storiografica.
6. I contenuti individuati riguardano in particolare l'uomo associato in collettività, teso a realizzare un'esisten za accettabile, a sfruttare al meglio il patrimonio delle conoscenze accumulate, inserito in un contesto dato di re lazioni, di vincoli, di rappresentazioni e autorappresen tazioni, di possibilità e rapporto tra uomo, natura e cultura e tra collettività e sfruttamento delle risorse ambientali; le forme di governo delle risorse, delle culture, delle società; l'articolazione delle identità e delle soggettività.
7. Nello stesso modo in cui lo storico utilizza fonti doc umentarie che sono oggetto di indagine da parte di disci pline non assimilabili alla storia (geografia, linguistica, filosofia, economia, psicologia, sociologia, etologia, ecc.) -- proponendo così una ricerca di tipo pluridisciplinare o in terdisciplinare --, anche l'insegnante di storia deve saper utilizzare una strumentazione ermeneutica pluridisci plinare. Ad essa lo predispone la stessa natura della storia che mutua, all'occasione, da altre discipline lessico e quadri di riferimento concettuali.
8. La didattica storica qui prospettata necessita di una strumentazione di supporto articolata e accessibile: carte geografiche, tabelle cronologiche e sinottiche, manuali di storia, testi storiografici, testi documentari, raccolta di fonti, riproduzioni di documenti, materiale computerizzato ecc. Così configurata, questa didattica costituisce un vero e proprio laboratorio di storia (ove possibile da realizzare anche in una sede apposita), del quale fanno parte a pieno titolo visite ad archivi pubblici e privati e a musei.

Prove di verifica

A seconda della tipologia dell'unità di studio, cam biano le prove di verifica. Ad esempio un lavoro di con cettualizzazione spaziotemporale richiede che lo studente dimostri la padronanza di carte geografiche e crono logiche; un lavoro sulle fonti, che lo studente dimostri di saper formulare questionari di interrogazione di un docu mento, o di saper confrontare più documenti in modo cor retto; un lavoro che implichi la lettura dei testi differenziati (manuali, saggi e articoli divulgativi) richiede che lo stu dente dimostri le proprie competenze d'uso di generi tes tuali diversi; se l'allievo deve riferire -- oralmente o per is critto -- sul proprio lavoro, si richiede la capacità di pianifi care una relazione, di argomentare con proprietà, di servirsi del lessico specifico, di operare rimandi alle fonti di infor mazione. Se l'allievo deve dimostrare di possedere le conoscenze studiate, saranno utili prove strutturate quali do mande vero falso e a risposta multipla, testi a completamen to, ecc. È essenziale, infine, che l'insegnante accerti le compe tenze, le conoscenze e le abilità acquisite dagli allievi, me diante prove di ingresso, predisposte in funzione sia del raccordo col biennio, sia dell'unità di studio prescelta.

Note alla programmazione

Il programma mette a disposizione del docente un ma teriale suddiviso e organizzabile in modo da progettare programmazioni che, oltre a garantire l'acquisizione delle conoscenze essenziali, rispondano ai bisogni degli studen ti, agli stili di insegnamento, alle disponibilità orarie. Tale flessibilità permette di caratterizzare l'insegnamento rispet to agli indirizzi e di costruire occasioni interdisciplinari. La struttura dei contenuti proposti è composta da gran di contestualizzazioni, corrispondenti alle titolazioni di ciascun contenuto (indicate con i numeri), ciascuna delle quali si articola in un itinerario possibile, (indicato dalla serie di lettere). Queste articolazioni vanno intese come piste di lettura utili per la esplicitazione delle contestualiz zazioni. Sono prescrittivi, per ciascun anno, tutte le contestual izzazioni e non meno di tre itinerari. Le contestualizzazioni sono prescrittive perché nel loro insieme consentono di costruire una mappa cognitiva utile per comprendere il periodo storico previsto nell'anno. È pre scrittivo lo studio di almeno tre itinerari, in modo da garan tire una varietà sufficiente di approcci, e da abituare lo stu dente al lavoro di confronto tra fatti e contestualizzazioni. L'insegnante potrà costruire, inoltre, uno o più itinerari -- sostitutivi di quelli proposti -- combinando in modo coer ente e storicamente significativo singoli punti, tratti dalle diverse articolazioni (contrassegnate dalle lettere), in modo da percorrere trasversalmente i contenuti proposti. Ciascun contenuto è suscettibile ancora di approfondimenti cultur ali di ricerca anche nella dimensione storica locale. Dal monte ore a disposizione, un terzo potrà essere dedicato allo studio delle contestualizzazioni; la restante parte -- dedicata allo studio degli itinerari -- potrà essere ri partita secondo le esigenze della programmazione. La metà del XVII secolo e la fine del XIX separano lo studio nelle tre annualità. tale periodizzazione non segnala una cesura netta. Infatti, il programma è costruito con per corsi tematici che possono sovrapporsi cronologicamente e svilupparsi secondo temporalità proprie. Il programma dell'ultimo anno è presentato in forma più analitica. Tale scelta nasce dall'esigenza di fornire, at traverso conoscenze più ampie e approfondimenti indis pensabili, una piena comprensione del proprio tempo.

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