La luce sul tavolino è bassa e soffusa, illumina a malapena la busta
di carta stropicciata. L'aria è pesante, sono due giorni che non apro
la finestra, la puzza di calzini e magliette sudate soggioga l'ossigeno rimasto.
Sono seduta sul tappeto, mi tiro in piedi, la lana pizzica le piante nude dei
miei piedi.
Non posso crederci.
Non voglio.
Gabriele si è suicidato.
Il mio migliore amico è morto.
Ieri.
Un volo di trenta metri, uno schianto tremendo a terra, il rumore del colpo
ha fatto vibrare il suolo. Di notte, una notte limpida e fredda, il cielo luminosissimo
dalla luna grande e pallida, le stelle assenti giustificate.
Lo hanno trovato stamattina, riverso, già irrigidito e freddo, la bocca
riempita di un misto fra sangue e terriccio, gli occhi all'indietro. I suoi
bellissimi occhi di un vivo blu brillante chiusi per sempre.
La lettera mi è arrivata stamattina, quando ancora non sapevo niente.
Non ho pianto, io non piango mai, nemmeno se mi amputano una gamba senza anestesia.
Adesso sono sola. Mi siedo di nuovo sul tappeto con la lettera in mano. Lo stereo
suona "Tyrone" di Erykah Badu: Gabriele mi diceva sempre di cantarla
quando eravamo insieme, gli piaceva tantissimo questa canzone.
L'inchiostro è di un vivo verde smeraldo, colora i caratteri grandi e
spigolosi della sua scrittura. I fogli sono macchiati e stropicciati, mi sembra
di sentire l'umido delle lacrime che sicuramente lui avrà pianto.
Gabriele non si vergognava di saper piangere.
Milano, 4 Aprile
Ore 22:25
Cara Viola,
quando avrò finito di scrivere questa lettera prenderò la mia
mountain-bike scassata e correrò a perdifiato per le strade di Milano
per sentire l'aria intrisa di smog che mi prende a schiaffi la faccia. Poi andrò
in un bar, berrò nell'ordine una crema whisky e una vodka, fumerò
un paio di tiri di ottimo nero che mi offriranno i soliti avventori e sparirò
di nuovo nella notte come il grande Meaulnes per distruggere tutto questo schifo
atroce.
Vivere così, con il pilota automatico, senza fare nulla per uscire dalla
mediocrità, è una totale stronzata. Per questo ho deciso. È
una cosa mia, che è cresciuta e si è moltiplicata dentro di me
con violenza nel corso dei mesi. Ho scelto così, niente e nessuno potrà
fermarmi, nemmeno tu, che sei la persona più pazza e comprensiva che
abbia mai conosciuto, l'unica in grado di capire qualcosa di questa mente contorta
che fra poco si spegnerà in un ultimo palpito di pensieri.
Ehi, te la ricordi la nostra ultima discussione? Sull'importanza di fare qualcosa
per migliorare? Io ci ho provato, cazzo, ci ho provato in un sacco di modi a
cambiare la mia vita, cominciando dalle piccole cose, ma non è servito
a nulla.
Tu ce l'hai un obiettivo nella vita, lo insegui con forza, tu vuoi recitare
e allora lo fai meglio che puoi, reciti e reciti per migliorare la tua tecnica
e la tua vita. Io forse potevo sfruttare la mia abilità di poeta, ma
non ho "colto l'attimo" ed ora è troppo tardi. Ti ricordi quanto
ti piacevano le mie poesie? Quanto ti gasavi quando ti dicevo "il poeta
ha composto ancora"?
Ma io ero davvero poeta? Potevo "fregiarmi" di tale appellativo, così
pretestuoso? In fondo ero solo un ragazzo di vent'anni cui piaceva tenere in
mano una penna. I miei scritti
mah, adesso mi sembrano così privi
di significato
Viola. Ti ho sempre voluto un gran bene, anche quando ti facevo incazzare perché
non riuscivo a capirti e tu provavi ad aiutarmi. Sei stata, sei e sarai sempre
la migliore, per me.
Ehi, quando vincerai il primo Oscar ricordati di dedicarmelo! Non me lo dimenticherò,
anche se sarò ormai morto. Vedi, io non ho paura, sono tranquillo, già
parlo di me come una cosa che fisicamente non esiste più. La morte mi
ha corteggiato, si è divertita con me: ora mi diverto io
Passa a casa mia a ritirare le mie poesie, non mi va di lasciarle lì
in balia dei pianti isterici di mia madre e delle mie sorelle, non capirebbero
i significati nascosti che tu invece sapevi benissimo. Voglio che le conservi
tu, te le meriti. Un bacione enorme, ti voglio un gran bene,
Gabriele
(per te Gabry)
Nella busta ho trovato il piccolo sole d'argento, che lui portava sempre al
collo e che mi è sempre piaciuto tanto, e un foglietto con su scritto:
Now my friend
The only thing we have
Is the velvety pure dark
Of the end.
Gabry
Spengo la luce, la stanza si riempie di buio. La voce carezzevole e impalpabile
della Badu s'intreccia al basso e alla batteria cadenzata, le voci rapide e
ritmate delle coriste sovrastano per un piccolo attimo la lunga nota vibrata
che si conclude in un verso dolcissimo e potente di gola.