
PELLEGRINAGGI MEDIOEVALI
Come noto il Medioevo
è caratterizzato da una grande spiritualità ed è proprio in questo
periodo che si sviluppano i pellegrinaggi verso le grandi mete cristiane: Gerusalemme
e Betlemme in Terrasanta, Roma e Santiago di Compostella.
| La via Francigena divenne sempre più praticata sia dai pellegrini che si dirigevano a Roma, sia da quelli che si recavano in Terrasanta, in quanto dovevano arrivare a Roma, proseguire per la via Appia e imbarcarsi nei porti della Puglia per Gerusalemme. In più anche i pellegrini italiani diretti a Compostella ne seguivano il tracciato in quanto permetteva loro di valicare le Alpi e di immettersi nella via Tosolana. |
La via Francigena divenne in tal modo il punto d'incontro delle tre "peregrinationes maiores".
I PELLEGRINI Indossavano un abbigliamento comune che prevedeva: un piccolo mantello di ruvido tessuto (chiamato pellegrina), un cappello a larghe tese rialzato sul davanti e legato sotto il mento (petaso), la bisaccia, cioè una borsa in pelle appesa alla vita dove riporre il cibo e il bordone, cioè un alto e robusto bastone di legno dalla punta metallica. Tutti questi elementi venivano benedetti secondo un preciso rituale liturgico. Esistevano località specializzate all'uopo dove il devoto poteva vestirsi e appuntava particolari segni distintivi: la celebre conchiglia se era stato a Compostella, le palme se era stato a Gerusalemme e piccoli rilievi plumbei con immagini popolari (quadrangulae) se si era recato a Roma. Dopo un affievolirsi nel duecento dei pellegrinaggi, dopo la caduta di Gerusalemme e grazie alla presenza nella basilica Lateranense di una imponente raccolta di reliquie riguardanti il Cristo, la Vergine, San Giovanni Battista ed anche personaggi dell'Antico Testamento, Roma vide accentuarsi il suo carattere di luogo deputato al rinnovamento spirituale dei cristiani.
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Nell'antichità e nel Medioevo chi si metteva in viaggio affrontando lunghe giornate di navigazione o percorsi su strade impervie e sconosciute si rivolgeva ed affidava sempre alla protezione divina. È probabile che già in età Romana chi, dal Nord o dal Sud, doveva affrontare il disagevole passo del Bracco, trovasse lassù, nella zona del valico, il ricordo incoraggiante di un antico dio ligure della montagna, il dio Appennino, che i Romani trasformarono poi in Jupiter Appeninus o Jupiter Culminalis.
Più tardi, dopo il grande sfacelo del mondo romano, scomparsi i curatores, la maggioranza delle strade consolari tornò ad avere l'aspetto delle vie naturali che le montagne hanno conosciuto da sempre. E quando nel Medioevo tutta l'Europa venne percorsa dalla grande massa dei pellegrini, chi si immetteva in queste vie, in gran parte malandate e inaffidabili, sentiva più che mai il bisogno di una sicura protezione divina. Infatti fin dall'VIII secolo la Chiesa aveva suggerito preghiere speciali pro fratibus in via dirigendis, ed il popolo identificò in San Nicolao o Nicola di Bari, il Santo taumaturgo capace di risuscitare i viandanti assassinati, capace di dirottare navi e tempeste, come il protettore più valido dei pellegrini. Uno dei tanti Miracula, quello dei tre giovani viandanti assassinati da un oste e risuscitati dal Santo, più volte rappresentato durante le sacre funzioni, fu diffuso di terra in terra dai pellegrini edificati e riconoscenti
La romana alpe Pennino divenne il Monte San Nicolao e lungo tutta la Via Romea ligure, a nord e a sud del Bracco, le leggende popolari e la stessa toponomastica con le dediche al Santo ricordano il prodigioso avvenimento. Alla metà del XII secolo, accanto alle rovine di Luni, un ultimo specchio d'acqua ad occidente del porto seminterrato, manteneva ancora l'antica funzione commerciale del vecchio approdo. Si chiamava "di San Maurizio", dal nome della chiesa e dell'ospedale impiantato dai monaci di Ceparana, Un illustre pellegrino, l'abate Nikulas di Munkathevera (1151-1154), ci fa sapere che a Luna iuguntur viæ ex Hispania et S. Iacobo. È probabile quindi che qui si imbarcassero i pellegrini iacobei italiani che preferivano la più rapida via marittima a quella di Monte San Nicolao o di Monte Bardone. E sembra che il piccolo cabotaggio trovasse a Levanto non soltanto un approdo sicuro, ma anche quello che oggi chiameremmo un approdo particolarmente "attrezzato" per quel tipo di "utenza". Ne fa fede una chiesa dedicata a San Nicolò di Bari con un ospitale che sembra ancora funzionante nel '700, un oratorio dedicato proprio a San Jacopo, ed un bassorilievo marmoreo ove l'apostolo risalta nei suoi caratteri iconografici più classici e tradizionali.
Nel Medioevo la strada e il viaggio sono grandi protagonisti. Dopo l'anno Mille si ripristinano antichi tracciati e si aprono nuovi e più celeri collegamenti. Uomini e merci si muovono intensamente: cavalieri, vagabodi, avventurieri, pellegrini. La mobilità dell'uomo medievale è incessante, né la scarsità dei mezzi, né le asperità dei luoghi possono limitarla. Il pellegrino è sempre in viaggio. Per lui viaggiare è più che un abito di vita, è vivere la metafora del destino dell'uomo che "cammina" verso la morte per la salvezza. Nella figura del viator il cristiano si riconosce pienamente, perché il pellegrinaggio è il simbolico cammino verso il Regno dei Cieli, la ricerca della meta come liberazione dal male e dal peccato.
I pellegrini si avviano per un lungo ed incerto esilio, fisico e spirituale, come uomini speciali, con un particolare abito, muniti di "segni" che permettono di riconoscerli ovunque. La liturgia della partenza, con il rituale della benedizione e vestizione in chiesa, è assimilabile a una vera e propria investitura. La formula recitata dall'officiante spiega il valore simbolico di due oggetti: la bisaccia, una piccola borsa di pelle sempre aperta, che rammenta i principi di carità e povertà, e il bordone, un alto bastone dalla punta metallica per la difesa dal male e dalle tentazioni del viaggio. Dopo aver fatto testamento, per la morte che può attenderlo in ogni attimo del suo lungo cammino e perché, in realtà, la visione della "Città Santa" è la sua unica ed ultima speranza, il pellegrino viaggia spesso a piedi, trovando conforto in quei numerosi ospizi creati apposta per i suoi bisogni lungo la strada, ed una volta giunto alla meta le lettere testimoniali gli permettono di dimostrare l'avvenuto incontro con il sacro.
Nel 1300 Bonifacio VIII,
con la bolla Antiquorum habet fida relatio, proclama il Giubileo per quell'anno
e per i successivi anni centenari, con la concessione di una "pienissima
indulgenza" per quel mondo che attendena nell'angoscia il rinnovamento
della cristianità, e che alle soglie di Roma supplicava la benedizione papale.
Chiunque fosse riuscito a visitare i corpi dei Santi Apostoli prima della morte
sarebbe stato finalmente libero da ogni peccato
La
concezione cristiana medievale della vita è quella di un viaggio verso la
salvezza, costellato di insidie, difficoltà e scontri. L'uomo medievale si
sente dunque sempre un "pellegrino" su questa terra, e pellegrino
diventa spesso realmente, viaggiando verso i luoghi principe della fede
cristiana, Gerusalemme, Roma, S. Jacopo di Compostella.
Il mettersi in cammino per raggiungere il santuario con le reliquie conferisce
al pellegrino il primo contatto simbolico con il Luogo Sacro, meta finale del
viaggio. Il rituale della partenza, con la benedizione della borsa e del
mantello e la consegna del suo caratteristico bastone, il bordone, da parte del
sacerdos, sancisce l'appartenenza del pellegrino ad una categoria speciale e
privilegiata di fedeli; l'uniforme e la benedizione sono anche ritenuti un
"segno" simbolico della protezione divina durante il viaggio, invocata
dall'investitura, dall'abito, e dalla cerimonia pubblica che precede la grande
avventura spirituale dell'uomo medievale. La via è anch'essa densa di
"segni" che mettono simbolicamente e concretamente il pellegrino in
contatto con una dimensione divina e trascendente, superiore alla sua condizione
umana, e gli permettono di sentirsene parte. Lungo la Strada Francigena, per
esempio, il labirinto riprodotto soprattutto nelle decorazioni pavimentali delle
chiese è immagine ricorrente del cammino verso la Gerusalemme Celeste, simbolo
della meta in Terrasanta e legame ideale per l'homo viator con le grandi vie di
pellegrinaggio. Percorrendolo, il pellegrino può cogliere il senso del cammino
come itinerario verso la salvezza nell'aldilà, e acquisire la garanzia che il
suo andare contiene già in sé le credenziali per la grazia.