Scienza e Fede: un ipertesto

CLASSE 5 S2

di Peppe De Ninno

Appartiene ormai al passato il doloroso malinteso sulla presunta opposizione tra scienza e fede." Il discorso di Giovanni Paolo II alla Pontificia Accademia delle Scienze, il 31 ottobre 1992, ha segnato l'apertura (o meglio la riapertura) di un vasto dibattito che ha visto nell'ultimo decennio la partecipazione pressoché unanime delle persone di cultura. Anche il Liceo Majorana si è inserito in questo dibattito, dedicando nell'anno del Giubileo la settimana scientifica al tema del rapporto tra scienza e fede. E' in questo contesto che ha preso l'avvio l'Area di Progetto della classe 5 S2, con il coordinamento del Prof. Umena, portata a termine nel presente anno scolastico con il coordinamento del Prof. De Ninno.
Se da un lato si è deciso di non cambiare il titolo del lavoro proprio perché prendeva spunto da quel discorso e da quel dibattito, è tuttavia apparso molto presto che il vero tema rilevante da studiare in un ambito quale quello di un lavoro scolastico pluri/interdisciplinare era quello del rapporto tra lo sviluppo della scienza e la Chiesa, analizzato in una dimensione storica.
Semplificando un po' le cose, si potrebbe addirittura sostenere che un vero dialogo tra la scienza e la fede sarebbe oggi una contraddizione in termini: in effetti, almeno nelle concezioni epistemologiche più semplicistiche, la "conoscenza scientifica" si esprime in proposizioni falsificabili che divengono sempre più verosimili man mano che passano il vaglio impietoso dell'esperienza "oggettiva", laddove nella sfera della fede la conoscenza è racchiusa nel Verbo, si esprime in proposizioni necessariamente non falsificabili e trae la sua carica di verità dalla Rivelazione. La Chiesa, ormai debole di fronte alla scienza, tenta aperture quali quella di Papa Wojtyla nello stesso discorso del '92: "Esistono due campi del sapere, quello che ha la sua fonte nella Rivelazione e quello che la ragione può scoprire con le sole sue forze"; la scienza tuttavia, impietosamente, rifiuta pari dignità all'avversario non concedendo lo status di conoscenza a ciò che scaturisce dalla fede.
Eppure ci sono stati tempi in cui il rapporto di forza era ribaltato: ai tempi di Galileo la Chiesa, pur essendo senz'altro interessata allo sviluppo delle conoscenze scientifiche, attribuiva implicitamente alla Rivelazione il monopolio interpretativo della natura, e gli scienziati di tutta l'Europa dovevano stare attenti a misurare le parole con cui divulgavano le proprie scoperte per non rischiare di incorrere nell'Inquisizione. Cento anni dopo l'Università della Sorbona ordina a Buffon, che stava gettando le basi della moderna geologia, di espellere dalla sua opera tutto ciò che contraddice la Bibbia; e la storia prosegue naturalmente con l'attacco della Chiesa anglicana a Hutton (bisognerà arrivare al 1910, con la datazione basata sulla radioattività proposta da Rutherford, perché la Chiesa accetti la vera età della Terra). Quando Darwin pubblica "L'origine delle specie", nel 1859, la Chiesa ingaggia una guerra senza esclusione di colpi, ma ormai il clima è mutato e la comunità scientifica ha gioco facile.
E oggi, tra la Chiesa e la scienza siamo arrivati a un armistizio? Se si escludono sacche di resistenza improbabili, quali il movimento Creazionista negli Stati Uniti, la risposta è si, anzi si può dire che oggi la Chiesa fa la corte ai risultati della fisica moderna. "Oggi, dopo Einstein, sappiamo che al di là di due visioni parziali e contrastanti, esiste una visione più larga che entrambe le include e le supera": è ancora il Papa che parla. Il terreno dello scontro semmai si è spostato dal problema della conoscenza al problema delle applicazioni tecnologiche. Le frontiere attuali sono tutte incentrate sul campo delle biotecnologie, dalla procreazione assistita all'ingegneria genetica. E però si deve riconoscere che su questo piano la Chiesa ha senz'altro molto da dire e forse poco la scienza, che non ha poi tanto a che vedere con la tecnologia. Il dibattito c'è ed è giusto che ci sia, ma non è epistemologico: è politico ed etico.
Si è detto prima che la negazione della possibilità di un punto di contatto tra scienza e fede ha senso solo in una concezione semplificata della conoscenza scientifica. Probabilmente è questo il paradigma dominante ma, come sempre accade, le cose possono apparire più complesse a un'analisi più approfondita. La scienza di punta del XX secolo, la fisica, e quella che si avvia a dominare il XXI, la biologia, abbandonando il paradigma deterministico sono arrivate per strade diverse a coinvolgere aspetti che hanno stretti punti di contatto con la spiritualità. Per la prima possiamo citare le concezioni taoiste del principio di complementarità, e il ruolo centrale che la fisica quantistica assegna all'osservatore nell'interpretazione, ormai standard, della scuola di Copenhagen. Della seconda, in verità in stretta collaborazione dagli anni '50 con la cibernetica, possiamo ricordare l'approccio sistemico e quindi olistico ai fenomeni della vita. Quello del rapporto scienza spiritualità sarebbe quindi un ulteriore tema possibile di indagine: Niels Bohr aveva scelto per il suo stemma il simbolo della dualità yin-yang, il Dalai Lama è da sempre un attento interlocutore in dibattiti filosofici con scienziati di fama, e quasi tutte le correnti del movimento New Age riservano un ruolo centrale alle nuove concezioni della scienza.
Eppure, per concludere con una considerazione paradossale, se diamo credito a un epistemologo "anarchico" come Feyerabend, oggi si corre il rischio di dover fare i conti con una scienza che si è andata sempre più blindando in una struttura di casta, assumendo atteggiamenti dogmatici nella difesa ad oltranza dei paradigmi correnti, per cui si rischia di perdere quella caratteristica di pluralismo teorico e metodologico democratico, se non addirittura anarchico, che ha garantito nella storia della scienza quella sorta di "biodiversità" in cui ha potuto operare la "selezione naturale" del processo scientifico. Nelle sue parole: "Pochi decenni fa i nemici erano i preti o i filosofi scolastici. Oggi si chiamano filosofi della scienza o empiristi logici."