Alle soglie del terzo millennio l'uomo contemporaneo legge poco, molto poco.
Quello italiano pochissimo. Perché?
Non è più cosa valida leggere un libro? Certo che è validissima,
purtroppo la lettura rallenta l'uomo, le sue azioni. L'uomo contemporaneo invece
è veloce, molto veloce, irrequietamente veloce. Questa velocità
frenetica, questo continuo spostarsi, l'essere sempre indaffarati, hanno allontanato
l'uomo contemporaneo dalla lettura. La velocità, figlia impertinente
di quest'era folle, accelera i corpi ma annichilisce il pensiero.
Per quel che mi riguarda io vado veloce, più veloce degli altri, ma col
pensiero; in parte proprio grazie ai libri. Il libro ha la forza di trascinare
il corpo e la mente in un limbo senza tempo
etereo quasi. Allora uno si
lascia risucchiare dalla lettura, si perde nelle righe
oltre le righe.
Scoprendo così nuove dimensioni, sicuramente migliori di quella considerata
"reale". Così il pensiero scorre, veloce, vola. I libri sono
come degli specchi; leggendo rivediamo noi stessi, ritroviamo ricordi e riscopriamo
emozioni che sembravano perdute. Ma quanti condividono queste considerazioni?
Non c'è tempo per fermarsi a leggere, bisogna correre, inseguire un giorno
dietro l'altro e l'altro ancora. Spesso poi si legge ma superficialmente; per
noia, per ingannare il tempo. Fondamentalmente l'uomo contemporaneo non si sa
scandalizzare né emozionare, non ha un briciolo di curiosità.
Però bisogna riconoscere che oltre ai lettori stanno diventando rari
anche gli scrittori. O meglio gli scrittori di qualità. L'omologazione
incessante di questa società fa si che a scrivere siano i politici, i
giornalisti o addirittura i comici, le pop - star e gli attori/attrici. Libri
vuoti e noiosi come le persone che li leggono. Ma non siamo pessimisti, apriamoci
un bel libro, tuffiamoci in esso
e lasciamo tutto alle nostre spalle.