Informazioni

A cura del Dirigente Scolastico
Franco Raimondo Barbabella

IL MODELLO EUROPEO PER I SISTEMI DI EDUCAZIONE E DI FORMAZIONE

La Commissione UE propone 5 obiettivi da raggiungere entro il 2010

Lo scorso 20 novembre la Commissione europea ha comunicato di aver presentato al Consiglio dei ministri dell’Unione la proposta di adottare 5 criteri di riferimento per valutare lo sviluppo dei sistemi di educazione e di formazione dei paesi membri nei prossimi dieci anni. Ci sembra utile proporne una sintesi in italiano.
“Allo scopo di raccogliere la sfida lanciata dal Consiglio europeo di Lisbona, per fare dell’Europa, da qui al 2010, l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, la Commissione europea e gli Stati membri concentrano i loro sforzi sulla definizione e sulla realizzazione di obiettivi comuni per i sistemi di educazione e di formazione. Nella comunicazione che sta per essere adottata dalla Commissione, noi proponiamo cinque criteri di riferimento europei per l’educazione e la formazione, in particolare per i tassi di abbandono o per il numero dei diplomati in matematica, nelle scienze e nella tecnologia. Questi criteri contribuiranno alla realizzazione degli obiettivi comuni per i sistemi di educazione e di formazione.
Secondo Madame Viviane Reding, commissario europeo per l’educazione, «in due anni, la cooperazione in materia di educazione e di formazione in Europa, ivi compresi i paesi candidati, è considerevolmente progredita. Tutti gli Stati membri si sono accordati sugli obiettivi comuni per i sistemi di educazione e di formazione ed hanno accettato di applicare il metodo del coordinamento aperto allo scopo di misurare il progresso verso tali obiettivi. I cinque criteri di riferimento proposti dalla Commissione permetteranno di misurare meglio i progressi realizzati e di favorire lo scambio delle migliori pratiche nonché di effettuare verifiche alla pari allo scopo di raggiungere l’obiettivo fissato per il 2010».

La Commissione invita il Consiglio ad adottare i seguenti criteri:
1. Da qui al 2010 tutti gli Stati membri dovranno almeno dimezzare la percentuale di abbandono precoce della scuola rispetto al 2000, così da raggiungere una media europea non superiore al 9 %. La media attuale europea del tasso di abbandono precoce è del 19 %, mentre i tre paesi dell’UE con i migliori risultati (Svezia, Finlandia e Austria) hanno una media del 10,3 %. Questo tasso è attualmente del 45 % in Portogallo, del 29 % in Spagna e del 26 % in Italia.
2. Da qui al 2010 tutti gli Stati membri dovranno almeno dimezzare lo squilibrio maschi-femmine tra i laureati in matematica, scienze e tecnologia, assicurando nel contempo un significativo incremento del numero totale di laureati in questo ambito rispetto all’anno 2000. Gli scarti fra gli Stati membri sono enormi per quanto concerne la proporzione dei laureati in tali settori. I tre paesi con i migliori risultati sono l’Irlanda, il Portogallo e l’Italia, dove il rapporto uomini/donne è di 1,6 per i laureati in matematica, in scienze e in tecnologia, contro il 4,7 dei Paesi Bassi e il 4 dell’Austria.
3. Da qui al 2010 tutti gli Stati membri dovranno porre attenzione a che la percentuale media di popolazione di età tra 25 e 59 anni con almeno un livello di studi secondari superiori raggiunga l’80 % o più nell’ambito dell’UE. Raggiungere un diploma di studi secondari superiori è una necessità sempre più impellente nella società della conoscenza. La media della popolazione compresa nella fascia d’età 25-64 anni che ha un diploma di studi secondari superiori è passata da circa il 50 % degli anni ’90 a circa il 66 % del 2000. Attualmente i tre paesi dell’UE con i migliori risultati (Germania, Danimarca e Svezia) hanno una media dell’83 %, contro il 21 % del Portogallo, il 42 % della Spagna e il 46 % dell’Italia.
4. Da qui al 2010 dovrà essere almeno dimezzata la percentuale dei giovani di 15 anni in possesso di scarse competenze linguistiche, matematiche e scientifiche in ciascuno degli Stati membri. Resta ancora da lavorare molto per migliorare i risultati e accrescere la qualità dell’educazione e della formazione in Europa in modo da eguagliare i migliori livelli mondiali (Giappone e Finlandia). Le nostre scuole registrano un numero troppo elevato di allievi con risultati mediocri, ciò che ha conseguenze in termini di impiego, di integrazione sociale, di sviluppo personale e di apprendimento ulteriore. Sforzi particolari andranno fatti per ridurre il loro numero almeno della metà da qui al 2010. Secondo la recente indagine PISA dell’OCSE, i livelli attuali di capacità di lettura dei quindicenni raggiunge un punteggio medio di 498 nell’UE, di 504 negli Stati Uniti e di 522 in Giappone. La media dei tre Stati membri con i migliori risultati (Finlandia, Irlanda, Regno Unito) è di 535 punti.
5. Da qui al 2010 il tasso medio di partecipazione all’educazione e alla formazione permanente nell’ambito dell’UE dovrà riguardare almeno il 15 % della popolazione adulta in età di lavoro (classe d’età da 25 a 64 anni) e ciascun paese non dovrà avere un tasso di partecipazione inferiore al 10 %. L’educazione e la formazione permanente sono un obiettivo primario di tutte le nostre azioni nell’ambito dell’educazione e della formazione. La media attuale dell’UE è dell’8,4 % (il che significa che in un mese l’8,4 % della popolazione ha partecipato ad attività di educazione e di formazione), contro una media del 19,6 % dei tre Stati membri che hanno i migliori risultati (Regno Unito, Finlandia e Danimarca).
La Commissione invita poi gli Stati membri a continuare l’impegno per realizzare l’obiettivo di Lisbona consistente nell’aumentare ogni anno in modo sostanziale gli investimenti per abitante sulle risorse umane, sulla base di criteri precisi da comunicare al Consiglio e alla Commissione. Attualmente la media europea della spesa pubblica per l’educazione, espressa in percentuale rispetto al PIL, è del 5 %, mentre i tre paesi dell’UE con i migliori risultati (Svezia, Finlandia e Francia) raggiungono una media del 7,4 %”.
Un breve commento s’impone. La proposta della Commissione europea rappresenta una vera e propria svolta nella politica di settore dell’UE in quanto per la prima volta vengono fissati obiettivi precisi che tutti gli Stati membri debbono raggiungere in un determinato periodo, in questo caso entro il 2010. Si tratta di obiettivi importanti e ambiziosi che rappresentano una sfida parecchio impegnativa per tutti gli Stati. L’Italia, eccettuata la buona posizione per ciò che concerne il rapporto femmine-maschi nelle lauree dei settori tecnici e scientifici, parte in grave svantaggio. C’è da chiedersi se per il nostro paese i traguardi fissati dalla Commissione sono effettivamente raggiungibili entro il 2010. E’ vero che altre volte sfide che parevano impossibili per noi sono state accettate e vinte, ma questa volta, visto quanto sta succedendo da anni (molte buone intenzioni dichiarate e molto pochi investimenti) c’è purtroppo da avere seri dubbi.