Lettera a...

A cura di Enrico Sabatini

Orvieto, 6 Febbraio 2003


Cara Shavàn,
caro Mohammad, caro Miguel, cara Irina, caro Dmitrij,
cari voi tutti, gente lontana.
Avete mai pensato al valore che attribuiamo alla vita?
No, ancora mi stupisco. L’uomo colpisce. E non perdona.
Perché…perché ancora una volta? Perché non si riesce a capire?
Cari amici miei, nel corso dei secoli si è parlato di guerre sante, di guerre di liberazione, di guerre giuste. Quale grande errore! Che cosa vuol dire guerra santa? Vi rendete conto quale aberrazione si viene a creare con l’accostamento di questi termini? E l’antitesi si ripete, e come un afflato passa di bocca in bocca e pare che non lasci che la scia. E’ talmente veloce che non abbiamo neanche il tempo di rifletterci su.
E’ una vergogna. La teoria della guerra giusta. Chi avrebbe mai il coraggio di affermare che una guerra è giusta se implica la distruzione di simboli di civiltà, di innocenti, della normalità e della naturalità con cui le cose vanno avanti? Tanti lo pensano. Molti lo dicono. Troppi ne fanno un senso di vita. Ed è questo il problema più grande. La guerra porta solo distruzione. La guerra è causa e conseguenza della guerra. Un circolo vizioso, con delle risposte a spirale. Ogni risposta al male si moltiplica, come in un grande gioco di specchi.
E ti trovi dentro e non puoi uscire.
Ti guardi attorno e non puoi uscire.
Vedi la morte e non puoi uscire.
E si continua all’infinito.
Caro Miguel, immagina di essere invisibile, come l’aria. Immagina ora che di fronte e rispettivamente dietro a te si estendano due grandi specchi. Ti troveresti di fronte…semplicemente di fronte all’infinito. E’ questa la sensazione che pervade l’animo quando ci si accorge di un meccanismo che mette in moto una serie di reazioni a catena.
Caro Mohammad, dico a te. Ti affacci alla finestra e vedi l’uomo che odia l’uomo. Vedi le pietre scagliate contro una donna. Vedi un bambino in lacrime abbracciato alla sua povera mamma.
Ti affacci alla finestra e ascolti l’uomo che urla contro un altro uomo. Ascolti il suono sordo delle pietre che colpiscono una donna. Ascolti il pianto di un bambino abbracciato alla sua povera mamma, colpita da un sasso. Senti gli spari. Qualcuno ha colpito ancora. E non perdona.
Animale. Schifoso animale. E come tale hai un istinto di sopravvivenza e di conseguente sopraffazione. Sei un essere che nasce assolutamente libero, e perdi questa condizione quando entri a far parte della società e interagisci con altri tuoi simili.
La solitudine è l’assenza di regole.
La società si regge in piedi sopra canoni precisi. Spesso però l’istinto animalesco di sopraffazione riemerge, e quindi nascono le guerre. Vi siete mai chiesti quali possono essere le cause di una guerra? Egoismo. Discriminazione. Interessi politici. Rivalità economiche. Rivalità religiose. Regimi di terrore. Razzismo.
E’ questa la guerra. La guerra è per l’apartheid. Per il petrolio. Per il territorio. Per lo sfruttamento. Per l’integralismo. Per la Jihad.
Ma cos’è veramente la guerra?
La guerra è un male. E ad un male si contrappone un bene: la pace. Ma con pace non si deve intendere un valore assoluto. Molti altri sono i valori altrettanto importanti: la libertà, l’indipendenza, il benessere, la prosperità, la democrazia. Quindi, se la pace non è un bene assoluto, anche il suo contrario, la guerra, non è un male assoluto. E’ un male la cui gravità deve essere confrontata con la drammaticità di altri mali esistenti. A volte la guerra si può considerare come soluzione preferibile quando può portare ad evitare un male maggiore, come per esempio la mancanza di libertà, o, in senso lato, l’utilizzo di armi di distruzione di massa.
Questo il pensiero di un signore. Un uomo importante. Un uomo che sta in alto. Un uomo che, tutto sommato, ha in mano le sorti della Terra.
Nel XXI secolo, cara Irina, quando si parla di guerra, si parla di conflitti nucleari, chimici e batteriologici. Ed è possibile considerarla un male minore rispetto alla perdita di libertà, di onore, di giustizia?
Con le armi che abbiamo a disposizione oggi, il dilemma non è più “pace o libertà”, bensì “pace o suicidio universale”.
Una volta innescata la scintilla è impossibile controllarne la diacronia e la sincronia.
Prendiamo in considerazione il Medio Oriente, cara Shavàn. E’ una polveriera, lo sai.
Mohammad…per quanto ancora si andrà avanti?
Speranza? Speranza!
Ma non c’è niente da fare: la pace deve essere costruita, fondata e assicurata con una sagace e ben strutturata organizzazione della giustizia.
La pace non è solo un principio, ma anche un sistema.
Non è solo un ideale a cui si anela quando tirano venti di guerra, ma soprattutto la si deve creare giorno dopo giorno, legge dopo legge.
Deve essere fiducia in noi stessi. Fiducia tra i popoli.
Deve essere unicamente il punto di partenza su cui costruire una società più giusta.

Enrico