I giovani e la memoria

A cura della Professoressa Roberta Calandrelli

L’Archivio, depositario della memoria

Nell’ambito del progetto “I giovani e la memoria”, finalizzato ad attivare la riflessione dei giovani su alcuni momenti centrali della storia, la classe 3 L1 ha effettuato due visite all’Archivio di stato, sezione di Orvieto. L’attività si è svolta attraverso due momenti: uno, teorico-cognitivo, incentrato sulla “scoperta” dell’archivio (cosa è, quale la sua funzione e i suoi compiti, la sua struttura interna, la dislocazione sul territorio nazionale); l’altro, pratico, incentrato sulla ricerca e sulla schedatura dei documenti, relativi alla peste del 1348 in Orvieto e nelle zone circostanti.
Il punto di partenza del lavoro è offerto dagli scritti (reperiti nella biblioteca dell’Archivio) di due ricercatrici: Elisabeth Carpentier che, sulla scia della tradizione francese, si è interessata particolarmente alla storia sociale e che ha pubblicato nel 1962 “Une ville devant la peste: Orvieto et la peste noir de 1348” (un testo elaborato proprio sulle fonti fornite dall’Archivio di Orvieto); e Mary Henderson, scozzese, della quale i ragazzi hanno esaminato un articolo tratto dalla sua tesi di laurea “Pietà e eresie in Orvieto medioevale: la vita religiosa del laicato, 1150 - 1350” (costruita su documenti della Biblioteca Nazionale di Roma), pubblicata nel 1990. L’argomento della tesi è costituito dalle Confraternite, ovvero da quelle associazioni laiche di mutuo soccorso diffuse nel medioevo e legate ad ordini religiosi, e al ruolo determinante da esse svolto, anche ad Orvieto, nel periodo terribile della pestilenza. L’articolo si intitola, infatti, “La Confraternita e la catastrofe”.
Dopo aver esaminato i due testi, gli alunni –per gruppi- procedono alla ricerca dei documenti originari che sono costituiti per la maggior parte dalle Cronache (Annales Urbevetani); dalle Riformagioni, ossa i verbali delle delibere del Consiglio Comunale (nel caso specifico, quelli inerenti alle misure adottate dai governanti per far fronte al flagello della peste) e i Catasti, provenienti per lo più dagli archivi notarili (il primo catasto “medioevale” ad Orvieto risale al 1292).
I documenti sono, alcuni, in lingua latina; altri, in un latino tardo-medioevale frammisto ad espressioni in volgare e scritti con caratteri gotici: questa eterogeneità espressiva ha permesso di effettuare un’interessante digressione sul linguaggio, sui simboli, sulla struttura dei documenti, la loro impaginazione, le caratteristiche della carta usata. La schedatura e la decodificazione del materiale costituiscono non solo le fasi conclusive del lavoro, ma anche quelle più importanti e impegnative: infatti, la prima attesta l’autenticità della fonte; la seconda permette di “tradurre” il testo e quindi di comprenderlo.
Inevitabile, alla luce delle attività svolte e dell’interesse da esse suscitato, affermare che l’esperienza sia stata, per gli alunni e per l’insegnante, assolutamente positiva soprattutto per due motivi: in primo luogo, ha rappresentato una “novità” stimolante vissuta in prima persona, facendo conoscere metodologie e strumenti di lavoro originali e costruttivi (l’uso della biblioteca, il piacere della “ricerca” e della “scoperta”); in secondo luogo, ha permesso ai ragazzi di approfondire in modo specifico un evento drammatico come la peste del 1348 nell’ambito del loro territorio, ritrovando in questo un po’ della loro identità sociale e culturale.
Fare storia “dal Testo alle fonti”, attraverso la metodologia della ricerca individuale e di gruppo, permette di trattare tematiche diverse, pluridisciplinari, e di ampliare orizzonti conoscitivi e culturali.