Nell’ambito del progetto “I giovani e la memoria”, finalizzato
ad attivare la riflessione dei giovani su alcuni momenti centrali della storia,
la classe 3 L1 ha effettuato due visite all’Archivio di stato, sezione
di Orvieto. L’attività si è svolta attraverso due momenti:
uno, teorico-cognitivo, incentrato sulla “scoperta” dell’archivio
(cosa è, quale la sua funzione e i suoi compiti, la sua struttura interna,
la dislocazione sul territorio nazionale); l’altro, pratico, incentrato
sulla ricerca e sulla schedatura dei documenti, relativi alla peste del 1348
in Orvieto e nelle zone circostanti.
Il punto di partenza del lavoro è offerto dagli scritti (reperiti nella
biblioteca dell’Archivio) di due ricercatrici: Elisabeth Carpentier che,
sulla scia della tradizione francese, si è interessata particolarmente
alla storia sociale e che ha pubblicato nel 1962 “Une ville devant la
peste: Orvieto et la peste noir de 1348” (un testo elaborato proprio sulle
fonti fornite dall’Archivio di Orvieto); e Mary Henderson, scozzese, della
quale i ragazzi hanno esaminato un articolo tratto dalla sua tesi di laurea
“Pietà e eresie in Orvieto medioevale: la vita religiosa del laicato,
1150 - 1350” (costruita su documenti della Biblioteca Nazionale di Roma),
pubblicata nel 1990. L’argomento della tesi è costituito dalle
Confraternite, ovvero da quelle associazioni laiche di mutuo soccorso diffuse
nel medioevo e legate ad ordini religiosi, e al ruolo determinante da esse svolto,
anche ad Orvieto, nel periodo terribile della pestilenza. L’articolo si
intitola, infatti, “La Confraternita e la catastrofe”.
Dopo aver esaminato i due testi, gli alunni –per gruppi- procedono alla
ricerca dei documenti originari che sono costituiti per la maggior parte dalle
Cronache (Annales Urbevetani); dalle Riformagioni, ossa i verbali delle delibere
del Consiglio Comunale (nel caso specifico, quelli inerenti alle misure adottate
dai governanti per far fronte al flagello della peste) e i Catasti, provenienti
per lo più dagli archivi notarili (il primo catasto “medioevale”
ad Orvieto risale al 1292).
I documenti sono, alcuni, in lingua latina; altri, in un latino tardo-medioevale
frammisto ad espressioni in volgare e scritti con caratteri gotici: questa eterogeneità
espressiva ha permesso di effettuare un’interessante digressione sul linguaggio,
sui simboli, sulla struttura dei documenti, la loro impaginazione, le caratteristiche
della carta usata. La schedatura e la decodificazione del materiale costituiscono
non solo le fasi conclusive del lavoro, ma anche quelle più importanti
e impegnative: infatti, la prima attesta l’autenticità della fonte;
la seconda permette di “tradurre” il testo e quindi di comprenderlo.
Inevitabile, alla luce delle attività svolte e dell’interesse da
esse suscitato, affermare che l’esperienza sia stata, per gli alunni e
per l’insegnante, assolutamente positiva soprattutto per due motivi: in
primo luogo, ha rappresentato una “novità” stimolante vissuta
in prima persona, facendo conoscere metodologie e strumenti di lavoro originali
e costruttivi (l’uso della biblioteca, il piacere della “ricerca”
e della “scoperta”); in secondo luogo, ha permesso ai ragazzi di
approfondire in modo specifico un evento drammatico come la peste del 1348 nell’ambito
del loro territorio, ritrovando in questo un po’ della loro identità
sociale e culturale.
Fare storia “dal Testo alle fonti”, attraverso la metodologia della
ricerca individuale e di gruppo, permette di trattare tematiche diverse, pluridisciplinari,
e di ampliare orizzonti conoscitivi e culturali.