Il 1° gennaio 2003 Giorgio Gaber ci ha lasciati. Riteniamo giusto rendergli omaggio con poche cose: una sua dichiarazione; una brevissima biografia; il testo di “Non insegnate ai bambini”, una canzone molto significativa del CD uscito post mortem, il 24 gennaio scorso, con il titolo “Io non mi sento italiano”.
"Credo che il pubblico mi riconosca una certa onestà intellettuale. Non sono né un filosofo né un politico, ma una persona che si sforza di restituire, sotto forma di spettacolo, le percezioni, gli umori, i segnali che avverte nell’aria." (Giorgio Gaber, da un’ intervista pubblicata da L’Unita` nella collana "Cabaret").
Giorgio Gaber, vero nome Giorgio Gaberscik, nasce a Milano il 25 gennaio 1939. A quindici anni inizia ad esercitarsi con la chitarra per curare il braccio sinistro colpito da paralisi. Dopo essersi diplomato in ragioneria si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio alla Bocconi, pagandosi gli studi con i soldi guadagnati suonando (e cantando) al Santa Tecla, un locale di Milano frequentato tra gli altri da Celentano. Proprio in questo locale viene contattato da Mogol che lo invita alla Ricordi per un’audizione: il provino va bene e lo stesso Ricordi gli propone di incidere un disco. Il disco contiene quattro canzoni, la principale è "Ciao ti diro`". Gli anni ’60 vedono crescere continuamente la sua popolarità: partecipa ad alcuni Festival di Sanremo, gira caroselli e presenta qualche trasmissione televisiva. Nel 1965 si sposa con Ombretta Pomelli (Colli). A "Canzonissima ‘69" presenta "Com'è bella la citta`", una tra le prime canzoni in cui traspare la sua sensibilità sociale. Nel 1970 il Piccolo Teatro di Milano gli offre la possibilità di allestire un recital, nasce così "Il Signor G": il primo di una lunga serie di spettacoli musicali portati in teatro che alternando canzoni a monologhi trasportano lo spettatore in una atmosfera che sa di sociale, politica, amore, sofferenza e speranza, il tutto condito con una ironia tutta particolare, che smuove risate e coscienze.