Dal 21 Marzo al 23 Giugno al Palazzo Ruspoli, in via del Corso 418 a Roma,
si svolge la mostra "IL TRIONFO DEL COLORE" che espone le opere facenti
parte della collezione di Carmen Thyssen-Bornemizsa. Per un totale di 57 opere
rappresentanti i vari stadi del paesaggio dall'immagine romantica dell'800,
passando per il paesaggio americano, quello rurale, impressionista sino alle
avanguardie storiche, il percorso artistico è stato studiato in modo
da consentire l'assimilazione del tema trattato con completezza e in ordine
cronologico. Si suddivide in 8 sale ognuna delle quali propone aspetti tematici
diversi partendo dalla seconda metà del XVIII ed arrivando fino ai primi
decenni del XX secolo.
Questa esposizione è stata allestita per evidenziare l'evoluzione del
paesaggio e l'importanza dell'uso del colore in esso. Lo spettatore, osservando
i dipinti, può facilmente notare le trasformazioni stilistiche apportate
alla rappresentazione paesaggistica.
Il primo autore è Goya che, vissuto nel 700, si occupa di rappresentare
i paesaggi spagnoli, dando ad essi un'immagine romantica. Di seguito si trovano
opere raffiguranti i paesaggi americani prodotti da noti autori quali Albert
Bierstadt e Martin Heade; quest'ultimo è sempre stato strettamente associato
alle raffigurazioni di paludi salmastre della parte orientale degli Stati Uniti
(ne è un esempio "Paludi Nella Rhole Island"). Successivamente
viene trattato il tema della natura vista dalla pittura francese nell'aspetto
rurale, interpretata da autori come Van Gogh e Corot. Il primo, quando visse
a Nuenen dal 1883 al 1885, era attirato dai mulini ad acqua e quello che più
frequentemente venne ritratto fu quello di Gennep ("Mulino ad Acqua"
di Gennep). Il secondo intorno al 1850 visse nella regione di Limousin, dove
eseguì schizzi paesaggistici dal vero; nel 1860 iniziò a rappresentare
paesaggi che era solito chiamare "Ricordi": infatti erano più
frutto di immaginazione che di osservazione vera e propria (La Solitudine/ricordo
di Vigen).
La mostra può vantare la presenza di dipinti di artisti di fama mondiale
quali Monet che, pur essendo nato a Parigi, trascorse parte della sua vita in
Normandia, dalla quale riprese molti dei soggetti dei suoi quadri ("Bassa
marea", in cui rappresentò la scogliera di Verengeville), Renoir,
Boudin, Guillaumin e Pissarro. Questo si concentrò spesso su prati racchiusi
da alberi negli anni in cui visse in un piccolo paese nel sud della Normandia,
chiamato Eragny ("Prati di Eragny", "Il melo" e "Orto
a Eragny").
In seguito, il percorso proposto dalla mostra segue l'evoluzione del movimento
Impressionista e lo sviluppo nell'utilizzo della luce e del colore nelle diverse
manifestazioni della corrente post-impressionista e simbolista; questo periodo
è egregiamente rappresentato da Gauguin, che è un pittore chiave
per la collezione: di lui infatti, a differenza degli altri artisti in mostra,
ci sono ben 4 dipinti. Queste opere sono un chiaro esempio della sua profonda
trasformazione tecnica avvenuta tra il 1884 e il 1892. Si passa da un impressionismo
iniziale con la "Via di periferia", dove si osserva una teatrale utilizzazione
degli effetti di luce, ai suoi capolavori della tappa Tahitiana, di cui "Nei
tempi antichi (Mata Mua)"è un esempio evidente. Liberatisi dalle
funzioni descrittive della pittura di paesaggio, Fauve ed Espressionisti mostrano
poi la possibilità dell'artista di rivelare i suoi stati d'animo e sentimenti.
Concludono la mostra, insieme a Matisse, Kandinsky e R. Delaunay. Il soggiorno
in Portogallo di Delaunay è uno dei periodi più creativi e fruttuosi:
usa una tecnica particolare, facendo grande uso del colore (La Gran portoghese).
Questi artisti liberano l'arte dai compiti descrittivi e formali, facendola
divenire irregolare esplosione di colore.
Ottima sia la scelta del Palazzo Ruspoli, luogo di grande fama utilizzato anche
per altre esposizioni, sia l'illuminazione particolare che favorisce l'osservazione
e la riflessione. Quindi, l'atmosfera, la tranquillità, le opere di grandi
artisti hanno reso la nostra visita alla mostra coinvolgente favorendo l'avvicinamento
al mondo dell'arte.
"Il trionfo del colore", la mostra che è possibile visitare
a Roma a Palazzo Ruspoli, in Via del Corso, affronta come tema principale le
diverse interpretazioni del Paesaggio.
I cinquantasette quadri esposti appartengono alla collezione Carmen di Thyssen-
Bornemisza, direttrice dell'omonimo museo a Madrid. Questo viaggio visivo nella
storia del paesaggio è ambientato nel periodo che va dal pre-romanticismo
alle avanguardie e offre una completa visione impressionista, espressionista
e post-espressionista.
Nei quadri, i veri protagonisti sono la luce e, in particolare, il colore; infatti
in molti dipinti, la figura umana è subordinata o del tutto assente.
L'esposizione si suddivide in otto sale: si inizia con Francisco Josè
Goya, che rappresenta la romantica immagine spagnola della seconda metà
del Settecento con "Donna e due bambini presso una fonte". Tra i temi
che preferiva compaiono la natura morta, i giochi infantili, la strada, la caccia,
"gli orrori della guerra". La sua attività può essere
divisa in due fasi, il dipinto esposto fa parte della prima, caratterizzata
da colori chiari e più luminosi. Successivamente si possono osservare
i paesaggi americani di Alfred Thompson Bricher e altri, paragonabili a quelli
del mondo rurale.
Del mondo rurale il massimo esponente è Vincent Van Gogh, presente con
"Mulini ad acqua a Gennep", una delle sue prime opere, del 1884. All'epoca,
le sue composizioni erano caratterizzati da tonalità scure e tormentate,
quasi prepotenti. Soltanto due anni dopo si sarebbe trasferito a Parigi per
conoscere ed essere influenzato dagli impressionisti, ma ben presto avrebbe
creato uno stile tutto suo, con colori violenti e immagini deformate, frutto
di una vita angosciata. Si passa poi, con la sala IV, ai già citati impressionisti
e neoimpressionisti francesi. Tra gli altri, "Bassa marea a Varengeville"
di Claude Monet; nato a Parigi, l'artista si trasferì in Normandia, alla
quale deve la scoperta della natura e l'apprendistato rispetto alla pittura
di paesaggio. Era solito rappresentare gli stessi soggetti più volte,
in diversi momenti della giornata e differenti condizioni atmosferiche. Seguono
due opere di Camille Pissarro: "Prati di Eragny, il melo" e "Orto
a Eragny"; l'autore rappresentò alcuni ritratti, ma si dedicò
soprattutto ai magnifici paesaggi che lo hanno reso famoso. Figura, inoltre,
"Campo di frumento", di Pierre-Auguste Renoir; anch'egli si dedicò
alla ritrattistica, uno dei suoi temi preferiti era la lezione di piano.
Passando per la Barcellona di fine Ottocento, si arriva ad un'intera sala dedicata
a Paul Gauguin. "Via di periferia" e "Vaso di fiori" risalgono
al suo primo periodo, caratterizzato da paesaggi, nature morte e ritratti rappresentati
con una tecnica simile a quella impressionista. "Riva di fiume, contadini
intorno ad un falò", invece, del 1886, è stato dipinto durante
il suo soggiorno in Bretagna, dove abbandonò ogni tipo di rappresentazione
naturalistica per una pittura che rendesse il suo reale stato d'animo. "Nei
tempi antichi (Mata Mua) " è il frutto del suo soggiorno a Tahiti,
dove la sua produzione subisce un ulteriore cambiamento: la stilizzazione è
esasperata, il disegno assume un carattere ornamentale e il colore si esalta
fino all'assurdo, per ricreare quel senso di "splendore barbaro" tanto
ricercato dall'artista.
Si giunge, così, ai post-impressionisti, tra i quali va ricordato il
più grande esponente dell'astrattismo Wassily Kandinsky e il suo "Marnau,
case nello Obemarkt"; La sua ricerca di puri valori formali ha condotto
a risultati della più grande importanza, soprattutto nello sviluppo dei
rapporti linea-colore. La sua arte è ricca di motivi culturali e intellettualistici,
ma giunge spesso a valori di libera poesia. Va menzionato, poi, Henri de Toulouse-Lautrec,
presente con "I fantini"; famoso per le rappresentazioni del Moulin
Rouge e apprezzato più che altro per le sue litografie, questo si prefisse
come obiettivo quello di mostrare il vizio e la dignità e nobiltà
umana che sopravvivono anche in questo. Non avendo molto in comune con gli impressionisti,
segnò un primo passo verso l'arte espressionista e fu importante per
la formazione e la diffusione dell'art nouveau.
L'ultima sala è quella dedicata alle avanguardie novecentesche, con le
quali si percepisce il vero trionfo del colore. Tra gli altri, "Portoghese/La
gran Portoghese" di Robert Delaunay: le sue esperienze post-impressionistiche
lo portano a concentrarsi sul problema luce-colore-movimento, sopprimendo le
immagini che gli venivano dalla realtà e trasformandole, talvolta, in
puro astrattismo. Passando per Derain e per Manguin, si arriva poi a Henri Matisse
e il suo "Canale del Midi". L'autore rappresenta un punto di rottura
nei confronti della tradizione post-impressionista, nella sua ricerca il colore
è sempre meno naturalistico, la tridimensionalità scompare e l'immagine
ha una piena autonomia pittorica. L'ultimo quadro esposto è firmato De
Vlaminck.
La classe ha molto apprezzato la mostra, dimostrando di essere interessata alle
opere che meglio esprimono l'importanza del colore, che può diventare
un elemento autonomo e soggetto di un quadro. E i pittori presenti lo hanno
fatto capire molto bene, grazie anche a magnifici paesaggi. Inoltre, l'esposizione
era ben organizzata, essendo stato creato un percorso che seguisse un ordine
logico e cronologico, spiegato egregiamente e curato nei minimi dettagli, in
sale piccole alle quali accedere con apposite cuffiette. In conclusione, tenendo
in considerazione che il posto non è lontano, che il biglietto è
accessibile a tutti e che la mostra durerà fino al 23 giugno, la classe
2 L2 consiglia a chiunque fosse interessato di non perdere questa occasione,
e vi assicuriamo che ne sarà valsa la pena.