UMUZUNGU!!
E' la prima parola di kinyarwanda che impari. Vuol dire "bianco". In campagna, dove i abazungu sono ben rari, te la urlano addosso i bambini sfoderando sorrisi a 128 denti, o se la scambiano tra loro due studenti che camminano tenendosi per mano, accompagnandola da un sorrisino tipo "natural modestia". Se poi gli rispondi muraho, ciao, o mwaramutse, buongiorno, il sorriso
dei primi incredibilmente si allarga ancora di più, mentre gli altri a volte sembrano quasi imbarazzati mentre rispondono educatamente. Le eventuali traccie lasciate dagli abasungu si riconoscono all'istante: i mocciosi ti chiedono agacupa, umuzungu: sperano in una bottiglietta di plastica dell'acqua - a volte vedi un fortunato possessore che se la ciuccia piena di terra. Oppure tendono la mano: amafaranga, denaro.
E sono davvero tanti i bambini e i giovani, in un paese che attualmente ha un tasso di natalità del 5,6% annuo (ma una speranza di vita inferiore a 50 anni) ed è il più densamente popolato dell'intero continente, con 10 milioni di abitanti che coltivano questa terra delle mille colline