Consiglio Regionale Umbria
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Progetto
Per un cittadino consapevole: Crescere/Comunicare europeo

LAVORI IN CORSO DEGLI STUDENTI DEL LICEO SCIENTIFICO

APPELLO AGLI ONOREVOLI DEPUTATI
PER LA TUTELA DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI IN ITALIA

E' all'esame della Camera il disegno di legge di riforma costituzionale (n. 3931) predisposto dalla Commissione bicamerale a seguito di un ampio dibattito interno e pubblico. Durante tale dibattito le nostre Associazioni hanno segnalato alla Commissione e alle forze parlamentari l'inderogabile necessità di mantenere nel nostro Paese una normativa nazionale unitaria di tutela dei beni culturali e ambientali e una sua applicazione omogenea, riservando in tal senso allo Stato i compiti legislativi.
Le disposizioni in materia di beni culturali e ambientali, contenute nel testo finale approvato dalla Commissione, rappresentano a nostro giudizio il raggiungimento di un corretto equilibrio tra i compiti dello Stato e quelli di Regioni, Province e Comuni. L'art. 58 prevede, infatti, che spetta allo Stato la potestà legislativa in riferimento alla tutela dei beni culturali e ambientali" (comma 1 lettera v) e che "lo Stato e le Regioni disciplinano con leggi, ciascuno nel proprio ambito, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali (comma 4). E' già contemplato, quindi, un ampio concorso delle Regioni e degli enti locali alla tutela dei beni culturali intesa in senso lato.
Veniamo ora a sapere che saranno presentati alla Camera numerosi emendamenti volti a sopprimere la lettera v dell'art. 58, cioè la potestà legislativa dello Stato in materia di tutela dei beni culturali e ambientali assegnandola di fatto completamente alle Regioni, o comunque riportandola a meri e indefiniti principi di carattere generale. Rivolgiamo dunque, un vivo appello allo forze parlamentari della Camera e a tutti i Deputati affinché sia mantenuto il testo attuale dell'articolo, frutto di una scelta meditata e responsabile compiuta dalla Commissione Bicamerale.
L'art. 9 della Costituzione - che non è oggetto della presente Riforma - considera del resto il patrimonio storico-artistico italiano come un unico insieme organico da tutelare e non certo come una pluralità di beni distinti suscettibili di regimi differenziati. La tutela dei beni culturali deve dunque considerarsi una delle grandi funzioni nazionali e di riequilibrio territoriale individuate, peraltro, dalla stessa relazione iniziale della Commissione come criteri fondamentali da riservare allo Stato.
Un'azione di tutela uniformemente adeguata su tutto il territorio nazionale richiede, infatti, una legislazione che preveda un coordinamento non solo interregionale, ma anche internazionale e un corpo scientifico nazionale di tecnici aventi elevati e omogenei requisiti di competenza.
Le nostre considerazioni non sono certo dettate da una pregiudiziale sfiducia nelle capacità delle Regioni e degli enti locali di svolgere una valida attività di tutela. Sta di fatto però che se gli emendamenti proposti trovassero ora consenso, le funzioni legislative finirebbero per essere totalmente attribuite alle singole autonomie regionali, alle quali nulla impedirebbe di creare 20 diverse legislazioni con il pericolo di sostanziali divergenze nei criteri e nei livelli di garanzia della tutela. Già oggi, infatti, il quadro regionale è molto differenziato - basta pensare che ci sono Regioni che non hanno ancora adottato i piani paesistici prescritti dalla legge Galasso del 1984 - e vede, accanto a una minoranza di Regioni che si sono impegnate con efficacia nella tutela, una maggioranza che ha più scarsamente seguito questa via e non si è ancora data adeguate strutture per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.
Ci sembra perciò corretto che il testo attuale preveda un processo legislativo ordinario statale e regionale necessariamente graduale, mediante il quale gli enti locali potranno e dovranno essere dotati in modo omogeneo di strutture e personale adeguati per lo svolgimento di ulteriori attività di conservazione, gestione e valorizzazione dei beni culturali, creando a tal fine forme stabili di collaborazione tra Stato e Regione.
Ribadiamo dunque il nostro più sentito appello affinché non venga messa in discussione quella potestà legislativa dello Stato che sola può garantire un'efficace e omogenea riforma generale dell'organizzazione della tutela dei beni culturali e ambientali italiani.

Università degli Studi di Padova

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